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	<title>alfabetizzazione mediatica Archivi - Associazione MediaLab</title>
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	<description>MediaLab Obiettivo (in) formazione</description>
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	<title>alfabetizzazione mediatica Archivi - Associazione MediaLab</title>
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		<title>L&#8217;eclissi della ripetibilità: il valore dell&#8217;informazione nell&#8217;era dei bot</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Damiana Biga]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 11:48:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[alfabetizzazione mediatica]]></category>
		<category><![CDATA[educazione ai media]]></category>
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		<category><![CDATA[I.A.]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi oltre la metà delle interazioni online avviene tra bot. In questo oceano di contenuti sintetici e a basso costo, sorge una domanda cruciale: cosa rende un’informazione davvero preziosa? </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.associazionemedialab.it/leclissi-della-ripetibilita-il-valore-dellinformazione-nellera-dei-bot/">L&#8217;eclissi della ripetibilità: il valore dell&#8217;informazione nell&#8217;era dei bot</a> proviene da <a href="https://www.associazionemedialab.it">Associazione MediaLab</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Damiana Biga, Manus<br></em><br>Nell&#8217;era dei bot, il sistema dell&#8217;informazione globale sta vivendo una trasformazione senza precedenti. L&#8217;integrazione dell&#8217;Intelligenza Artificiale (IA) nei processi di creazione e distribuzione dei contenuti non è più una promessa del futuro, ma una realtà che sta riscrivendo le regole del gioco. Oltre l&#8217;evoluzione tecnologica, dobbiamo chiederci come questo processo stia ridefinendo il concetto di valore nel mercato della conoscenza. In un mondo dove generare contenuti è diventato un servizio quasi a costo zero, cosa resta di autenticamente prezioso nel mestiere di informare?</p>



<h4 class="wp-block-heading">L&#8217;informazione nell&#8217;era dei bot</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Ci muoviamo in un web popolato da presenze invisibili. Secondo il <a href="https://www.imperva.com/resources/resource-library/reports/2026-bad-bot-report/">Bad Bot Report 2026 di Imperva</a> il 53% di tutto il traffico Internet è generato da bot, e quasi il 40% di questo traffico proviene da bot malevoli. Questo significa che la maggior parte delle interazioni digitali non avviene tra esseri umani, ma tra script automatizzati che &#8220;leggono&#8221;, indicizzano e, sempre più spesso, &#8220;creano&#8221; contenuti eseguendo compiti ripetitivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo ecosistema saturo di segnali sintetici, il rischio non è solo la disinformazione, ma una progressiva svalutazione di tutto ciò che è facilmente replicabile. Come evidenziato da Eleonora Chioda in una recente intervista per il <a href="https://www.corriere.it/economia/meravigliosamente/26_luglio_23/francesco-marconi-giornalista-computazionale-serve-quello-che-non-puo-fare-l-ai-cosi-cambiera-il-mestiere-di-informare.shtml?refresh_ce">Corriere della Sera</a> , il settore dell&#8217;informazione sta subendo una mutazione antropologica. In questa riflessione, emerge con forza una sintesi di Francesco Marconi, pioniere del giornalismo computazionale al MIT di Boston, che cattura l&#8217;essenza della sfida attuale: &#8220;Tutto ciò che una macchina sa fare gratis, prima o poi smette di avere valore&#8221; . La rarità, dunque, non risiede più nella produzione, ma nell&#8217;autenticità. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Oltre la logica della demonizzazione</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Il mondo dei media manifesta spesso una forte resistenza nei confronti dell&#8217;IA: lo abbiamo spesso riscontrato confrontandoci con giornalisti preoccupati delle sorti del proprio ruolo, sicuramente anche per via della crisi dell&#8217;editoria. Ma non solo. Quello che abbiamo registrato è una sorta di demonizzazione acritica, alimentata dal timore di una perdita di identità professionale. Tuttavia, questa logica ignora la natura stessa della tecnologia come estensione delle facoltà umane. Come detto da Marconi, l&#8217;IA può essere paragonata a un telescopio: uno strumento che allunga la vista dell&#8217;astronomo, senza mai sostituirne l&#8217;occhio o la capacità di interpretare la volta celeste.<br><br>Nonostante l&#8217;evoluzione, tendiamo sempre a guardare il progresso tecnologico con diffidenza, eppure <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-color-12-color">la tecnologia può essere definita come ciò che converte un modo in un mezzo</mark>, un&#8217;abilità in una tecnica, un problema in una risorsa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso l&#8217;automazione non è il nemico, ma un&#8217;opportunità per liberare il professionista dalle incombenze ripetitive e ad alto volume. Sistemi capaci di monitorare milioni di documenti pubblici in tempo reale possono individuare segnali deboli ed errori prima che vengano diffusi come notizia, permettendo al giornalista di dedicarsi ad altro, concentrandosi sull&#8217;analisi profonda e sulla verifica sul campo. </p>



<h4 class="wp-block-heading">L&#8217;economicità della produzione: una lama a doppio taglio</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei vantaggi più evidenti dell&#8217;integrazione dell&#8217;IA è l&#8217;abbattimento drastico dei costi di produzione. Oggi, creare testi, analisi e report richiede una frazione del tempo e delle risorse economiche necessarie solo pochi anni fa. Questa &#8220;democratizzazione della creazione&#8221; permette a piccole realtà e singoli professionisti di competere su scala globale, rendendo il sistema produttivo estremamente efficiente. Tuttavia, questa economicità comporta una responsabilità maggiore. La facilità con cui si può inondare il mercato di contenuti non deve andare a discapito della qualità e della rilevanza, per non alimentare ulteriormente il rumore di fondo digitale.</p>



<h4 class="wp-block-heading">La sfida dell&#8217;accountability</h4>



<p class="wp-block-paragraph">La vera sfida etica non riguarda l&#8217;uso della macchina in sé, ma la trasparenza con cui viene impiegata. Qui entra in gioco la consapevolezza. Conoscere gli strumenti significa valutarne i limiti e i rischi. Solo attraverso la conoscenza possiamo sviluppare quella che in inglese viene definita accountability: la capacità di rendere conto delle proprie azioni e di spiegare il &#8220;come&#8221; e il &#8220;perché&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se un articolo viene redatto con il supporto di un&#8217;agente IA per l&#8217;organizzazione dei dati, segnalarlo non sminuisce il lavoro, ma ne aumenta il valore. Integrare l&#8217;IA non significa abbandonarsi all&#8217;automazione, ma potenziare il pensiero critico.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Risorse, energia e responsabilità</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Non dobbiamo dimenticare che l&#8217;efficienza digitale ha un costo fisico tangibile. L&#8217;Intelligenza Artificiale è una tecnologia &#8220;energivora&#8221;: secondo i dati dell&#8217;Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia (<a href="https://www.iea.org/reports/electricity-mid-year-update-2026">IEA</a>), la domanda globale di elettricità crescerà del 3,6% nel 2026 e di un ulteriore 3,8% nel 2027, rispetto alla crescita del 3% registrata nel 2025.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per dare un&#8217;idea concreta, una singola interrogazione a un modello come ChatGPT consuma circa 0,0029 kWh, ovvero quasi dieci volte l&#8217;energia richiesta da una ricerca tradizionale su Google (0,0003 kWh). Anche l&#8217;impronta idrica è rilevante, a causa dei sistemi di raffreddamento necessari per i server. Usare l&#8217;IA, dunque, non è un atto &#8220;neutro&#8221;. Proprio come ogni altro strumento a nostra disposizione, va utilizzata in maniera responsabile e consapevole, evitando l&#8217;automazione superflua e privilegiando l&#8217;uso mirato laddove porti un reale valore aggiunto.<br><br>Quando ci sorgono dubbi sulle capacità dell&#8217;uomo al confronto con una macchina, non dimentichiamo che mentre il nostro cervello consuma circa 20 Watt per mantenere tutte le funzioni vitali e cognitive (inclusa la ricerca di informazioni), un&#8217;unica domanda posta a un&#8217;IA consuma circa 10 volte l&#8217;energia di una ricerca su Google e richiede una potenza infrastrutturale migliaia di volte superiore a quella biologica.</p>



<h4 class="wp-block-heading">La fiducia come valuta rara</h4>



<p class="wp-block-paragraph">In un&#8217;epoca in cui una macchina può simulare perfettamente lo stile di un grande autore, la vera rarità diventa l&#8217;esperienza diretta e la responsabilità individuale. Il pilastro della fiducia poggia ancora sulla presenza umana, su chi mette la propria faccia e il proprio nome dietro una comunicazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giornalismo di domani dovrà essere una &#8220;scienza della verifica&#8221;, spostando l&#8217;attenzione dal semplice &#8220;cosa è successo&#8221; al &#8220;perché possiamo fidarci&#8221;. In un mondo dove la macchina può scrivere tutto, solo l&#8217;essere umano può decidere cosa valga davvero la pena di essere scritto, con la consapevolezza che ogni racconto è un atto di responsabilità verso la società.</p>
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		<title>Il capitale umano: alfabetizzazione e nuova formazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Damiana Biga]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 10:58:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è concluso ieri il quarto appuntamento dei &#8220;Venerdì della Conoscenza&#8221; a Diano Marina, intitolato &#8220;Il capitale umano: alfabetizzazione e nuova formazione&#8220;. L&#8217;evento, patrocinato dalla&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.associazionemedialab.it/alfabetizzazione-e-nuova-formazione-2/">Il capitale umano: alfabetizzazione e nuova formazione</a> proviene da <a href="https://www.associazionemedialab.it">Associazione MediaLab</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Si è concluso ieri il quarto appuntamento dei &#8220;Venerdì della Conoscenza&#8221; a Diano Marina, intitolato &#8220;<strong>Il capitale umano: alfabetizzazione e nuova formazione</strong>&#8220;. L&#8217;evento, patrocinato dalla <strong>Regione Liguria</strong>, ha visto la partecipazione di <strong>Virginia Benzi</strong> (conosciuta sui social come Quantum Girl) e <strong>Marco Oreggia</strong>, ed è stato moderato dalla nostra <strong>Damiana Biga</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;incontro ha offerto una prospettiva approfondita e stimolante sul ruolo dei &#8220;Media teller&#8221; nell&#8217;era digitale, superando la dicotomia tra social media e scuola per abbracciare un dialogo costruttivo sull&#8217;evoluzione dell&#8217;informazione e della formazione. La serie dei &#8220;Venerdì della Conoscenza&#8221; si  conferma un importante punto di riferimento culturale, ospitando nel corso delle varie edizioni relatori di prestigio come Mario Rasetti, Safiria Leccese, Carlo Casalone , Massimo Polidoro, Gabriella Greison, Alberto Mantovani e molti altri, tra cui proprio ieri Virginia Benzi (Quantum Girl).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Alfabetizzazione e nuova formazione: i relatori</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Virginia Benzi (Quantum Girl)</strong> &#8211; Laureata in Fisica delle interazioni fondamentali, è una figura di riferimento per la divulgazione scientifica contemporanea. Con una community che supera il milione di follower tra Instagram, TikTok e YouTube, ha rivoluzionato il modo di raccontare la scienza alle nuove generazioni. Vincitrice del TikTok Award 2024 come miglior tiktoker “Edu” e Ambassador di Generazione STEM. Nel 2024 Forbes Italia l&#8217;ha individuata da tra i 100 Under30.</li>



<li><strong>Marco Oreggia</strong> &#8211; Ingegnere informatico, docente presso l’IIS Ruffini di Imperia e l’Università di Genova, rappresenta un ponte tra l’accademia e la scuola, portando una prospettiva fondamentale sull&#8217;integrazione delle competenze tecniche nei percorsi formativi odierni.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">&#8220;Media teller&#8221; a confronto</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il cuore del dibattito ha ruotato attorno al concetto di <strong>&#8220;Media teller&#8221;</strong>, una figura che incarna sia il content creator che l&#8217;insegnante, entrambi impegnati a dare forma e veicolare contenuti in un panorama mediatico in continua trasformazione. Si è sottolineato come l&#8217;alfabetizzazione mediatica odierna vada ben oltre la mera capacità di leggere e scrivere, richiedendo una profonda capacità di interpretazione critica dei linguaggi contemporanei e un uso consapevole degli strumenti digitali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;incontro ha evidenziato come l&#8217;integrazione del <strong>giornalismo con i social media e l&#8217;intelligenza artificiale</strong> non debba essere vista come una minaccia, ma come un&#8217;opportunità. Questi strumenti, lungi dall&#8217;essere demonizzati, devono essere compresi e utilizzati con etica e responsabilità. La sfida è quella di colmare il divario generazionale, promuovendo un dialogo aperto tra docenti e studenti, divulgatori e formatori, per navigare con consapevolezza le complessità del mondo digitale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Autorevolezza, conoscenza e senso critico nell&#8217;Era Digitale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La discussione ha toccato temi fondamentali quali il <strong>nuovo concetto di autorevolezza</strong> in un&#8217;epoca di sovrabbondanza informativa, l&#8217;importanza cruciale dell&#8217;<strong>accesso alla conoscenza</strong> e l&#8217;indispensabile <strong>sviluppo del senso critico</strong> nell&#8217;era digitale.  Attraverso un confronto vivace e partecipato, è stato ribadito il ruolo e la responsabilità di ciascun individuo nel contribuire alla costruzione di un ecosistema informativo più sano, trasparente e consapevole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come ha sottolineato <strong>Virginia Benzi</strong> in un&#8217;intervista a <a href="https://www.rivieratime.news/diano-marina-virginia-benzi-quantum-girl-scienza-giovani/?_gl=1*1vamsft*_up*MQ..*_ga*NDA2MDcwMjgwLjE3NzM0NzczMzY.*_ga_EL2R3XZ7DR*czE3NzM0NzczMzUkbzEkZzAkdDE3NzM0NzczMzUkajYwJGwwJGgw">Riviera Time</a>:</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Sono molto contenta di partecipare a questo incontro e di poter parlare di un tema che mi sta molto a cuore: come cambia il modo in cui impariamo e raccontiamo la conoscenza. Credo che oggi sia fondamentale far dialogare scuola, divulgazione e nuovi linguaggi digitali per avvicinare davvero le nuove generazioni alla scienza. La scienza, infatti, non è solo una materia da studiare a scuola: è uno strumento per capire il mondo in cui viviamo. In una realtà sempre più guidata da tecnologia, dati e algoritmi, sviluppare una cultura scientifica diffusa significa dare alle persone gli strumenti per orientarsi e comprendere davvero le trasformazioni che stanno vivendo&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="768" height="1024" data-id="5982" src="https://www.associazionemedialab.it/wp-content/uploads/2026/03/8437109c-b484-43c6-8791-30d43c8ba4bf-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-5982"/></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="768" height="1024" data-id="5980" src="https://www.associazionemedialab.it/wp-content/uploads/2026/03/0c254590-9f5a-47cd-8e5a-c1731f93f436-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-5980"/></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" data-id="5981" src="https://www.associazionemedialab.it/wp-content/uploads/2026/03/S7200027.MP4.00_00_00_06.Immagine001-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-5981"/></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Oltre le fake news: teorie cospirative e crisi epistemica</title>
		<link>https://www.associazionemedialab.it/oltre-le-fake-news-teorie-cospirative-e-crisi-epistemica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Annalisa Stretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Nov 2025 15:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[alfabetizzazione mediatica]]></category>
		<category><![CDATA[cospirazionismo]]></category>
		<category><![CDATA[debunking]]></category>
		<category><![CDATA[fake news]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cos&#8217;è il cospirazionismo e come si “smonta”. Intervista a Marco Solinas, Professore Associato di Filosofia Politica &#8211; Scuola Superiore Sant’Anna. Di Annalisa Stretti Prof. Solinas,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.associazionemedialab.it/oltre-le-fake-news-teorie-cospirative-e-crisi-epistemica/">Oltre le fake news: teorie cospirative e crisi epistemica</a> proviene da <a href="https://www.associazionemedialab.it">Associazione MediaLab</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Cos&#8217;è il cospirazionismo e come si “smonta”. Intervista a Marco Solinas, Professore Associato di Filosofia Politica &#8211; Scuola Superiore Sant’Anna.</h3>
<h4><em>Di Annalisa Stretti</em></h4>
<h4>Prof. Solinas, lei è il coordinatore del progetto Goldstein, acronimo di <em>Debunking Political Uses of Denialisms and Conspiracy Theories</em> in EU, cofinanziato dal programma europeo Jean Monnet, svolto presso la Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa. Ci racconta come e perché nasce questo progetto e come state operando?</h4>
<p>Il progetto, che è durato tre anni e abbiamo appena chiuso, mirava a <strong>far fronte alla presenza sempre più pervasiva del ricorso alle teorie cospirative nel quadro della pubblica discussione</strong>, anche in relazione alle posizioni che negano il processo del cambiamento climatico. Sono temi ormai diventati prioritari, non solo nel quadro europeo.</p>
<p>Le modalità di intervento da noi adottate hanno operato in primo luogo sul piano dell’analisi qualitativa, della formazione e dell’alta formazione: abbiamo scritto vari lavori e organizzato corsi universitari, seminari, incontri aperti alla cittadinanza, scuole estive. Su<strong> questo doppio fronte della ricerca e della formazione</strong> abbiamo avuto la possibilità di portare avanti collaborazioni con alcuni dei massimi esperti e interpreti del fenomeno sul piano internazionale, coinvolgendoli direttamente e personalmente nelle attività pisane: da <strong>Michael Butter</strong> (Università di Tübingen) a <strong>Joseph Uscinski</strong> (University di Miami), da Eirikur<strong> Bergmann</strong> (Università di Bifrost) a <strong>Karen Douglas</strong> (Università del Kent), da <strong>Nadia Urbinati</strong> (Columbia University) a <strong>Nathalie Brack</strong> (Università di Bruxelles), e ancora il centro per la ricerca sull’antisemitismo dell’Università Tecnica di Berlino, nonché molti colleghi attivi in Italia in diversi centri di ricerca: taluni colleghi  e colleghe della Scuola Normale Superiore di Firenze, <strong>Moreno Mancosu</strong> (Università di Torino) e <strong>Annamaria Lorusso</strong> (dell’Università di Bologna), <strong>Francesco Antonelli</strong> (Università di Roma Tre) <strong>Claudia Hassan</strong> (Università di Roma Tor Vergata), solo per nominarne alcuni. Con molti di loro abbiamo realizzato special issues in italiano e in inglese, e stiamo chiudendo un volume per Palgrave intitolato <em>Conspiracism and Political Conflicts</em> che uscirà a giugno, a cura di Manuela Caiani, Marco Solinas e Hans-Jörg Trenz.</p>
<p>Sul piano tematico, abbiamo lavorato anzitutto per <strong>decostruire gli usi politici del cospirazionismo sul piano politologico, approntando quindi dei modelli in grado di contribuire allo smascheramento delle narrative in gioco</strong>. Questo significa che una delle linee del progetto si è focalizzata sulla <strong>differenziazione tra le teorie cospirative che non hanno una stretta, diretta e univoca funzione politica, e quelle che invece svolgono tale funzione</strong>. È un punto a mio avviso dirimente, e che ho cercato di sviluppare nel mio libro appena uscito intitolato “Teorie cospirative e politica”, edito in open access da Castelvecchi, e quindi<a href="https://www.iris.sssup.it/retrieve/5cca9b66-342c-4208-9e16-c652b8d554ae/Solinas-Teorie%20cospirative-Neumann-2025.pdf"> liberamente fruibile online</a>. <strong>La distinzione è importante perché permette di chiarire come la fruizione politica imprima al cospirazionismo un carattere che esaspera, anziché sedare, paure e angosce collettive</strong>. Mi spiego.</p>
<p>Le <strong>“classiche” teorie cospirative, che non hanno delle funzioni politiche dirette</strong>, in molti casi v<strong>engono innescate da eventi inaspettati, shoccanti</strong>, spesso ben circoscritti temporalmente che possono mettere in discussione visioni consolidate, abitudini, modo di interpretare la realtà, affetti, ma non hanno una chiara ed univoca valenza politica. Di fronte a questi eventi, possiamo reagire cercando di rinsaldare la visione messa in crisi, <strong>operando così una loro risignificazione mediante un costrutto cospirazionista</strong>. Tale costrutto può così sedare l’angoscia e lo sgomento, sebbene possa al contempo incrementare il senso di impotenza rispetto a un fantomatico gruppo di cospiratori a cui viene attribuito un potere straordinario.</p>
<p>Si pensi ad esempio alla morte improvvisa di un personaggio amato, giovane e sano, a causa di un banale incidente: poiché tale evento è percepito come un qualcosa di altamente impattante sul piano emotivo, e allorché un dato soggetto non vuole accettare che un semplice incidente possa aver messo fine alla vita del personaggio amato, ricorre a una teoria cospirativa: viene così costruito un classico capro espiatorio a cui attribuire la “colpa” dell’accaduto. Lo stesso meccanismo di fondo lo ritroviamo, fatte le debite proporzioni (e sempre schematizzando), di fronte all’epidemia del Covid-19: anziché accettare il carattere per così dire effimero e caduco delle nostre esistenze e dei nostri stili di vita al cospetto di una falcidiante epidemia, in molti sono ricorsi alla risignificazione cospirazionista, così da “ridare un senso” all’evento shoccante mediante l’individuazione di un capro espiatorio; nonché sostenendo, soprattutto nelle prime fasi, che l’epidemia non esistesse, fosse una mera invenzione di una determinata lobby.</p>
<p>Viceversa, <strong>allorché una specifica teoria cospirativa viene adottata nel quadro di un ben determinato movimento politico</strong>, <strong>la sua funzione cambia in modo significativo</strong>, in un certo senso si rovescia rispetto alle pulsioni ed emozioni in gioco.</p>
<p>Nel momento in cui il movimento ricorre ad una teoria cospirativa per “render conto” di una serie di “mali sociali” – quali ad esempio la disoccupazione o la povertà crescente o la paura di perdita di status di determinati gruppi sociali – la paura diffusa non è sedata, ma al contrario <strong><em>esacerbata, persino trasformata in una forma di angoscia persecutoria</em></strong>: più tale angoscia è intensa, più potrà essere alto il consenso del movimento che adotta tale narrazione. A differenza delle teorie cospirative non politiche, in questi casi il movimento propone difatti anche la “soluzione” al problema individuato: fermando i fantomatici cospiratori, si risolveranno anche i “mali” sociali che vengono ricondotti ai loro “piani segreti”. In tal senso, anziché condurre ad una forma di impotenza e di apatia politica, i<strong>l cospirazionismo politico acquisisce una chiara forma persecutoria, talvolta tradotta direttamente in agende politiche.</strong> In questi casi, il programma cospirazionista è naturalmente destinato inevitabilmente al fallimento, poiché i cospiratori perseguitati di fatto non hanno alcuna effettiva responsabilità rispetto ai mali loro ascritti. In tal senso, il più limpido esempio storico è il mito della cospirazione ebraica adottato in modo sistematico nell’ideologia del nazionalsocialismo.</p>
<h4>Al centro del vostro lavoro ci sono le teorie cospirative e i loro usi politici. Possiamo dire che questo focus va di pari passo con il tema della disinformazione e quindi con quello della creazione e diffusione di fake news? E, allo stesso tempo, della necessità che le persone abbiano strumenti di Media Literacy e capacità critica nell’approccio all’informazione?</h4>
<p>Sì, anzitutto nel senso che una serie di canali di diffusione delle teorie cospirative si sovrappongono a quelli delle <em>fake news</em>. In primo luogo rispetto ai social media. Tuttavia, a fronte di talune convergenze, <strong>le teorie cospirative sono degli oggetti ancora più problematici da “smascherare” rispetto alle fake news</strong>, anzitutto in ragione della loro cosiddetta <strong>“impermeabilità”</strong>. In breve, agli occhi di chi le adotta, qualsiasi tipo di contro-prova o contro-argomento che dimostra la falsità delle tesi cospirazioniste avanzate viene interpretata come un prodotto dei cospiratori stessi, e in tal modo neutralizzata. In altri termini, si tratta di teorie in tal senso  <strong>“infalsificabili”</strong> – prodotti di quella che Umberto Eco ha definito come “semiosi ermetica degenerata” o “significazione magica” – e che pertanto, nonostante si propongano come costrutti validati sperimentalmente, esulano dal regno della scientificità.</p>
<h4><strong>Ci può parlare di un caso pratico al centro dei vostri studi-corsi, in tema di cospirazione e i suoi esiti, con specifico rifermento alla tenuta della democrazia?</strong></h4>
<p>Un caso emblematico è la versione cospirazionista della <strong>teoria della sostituzione etnica.</strong> Si tratta di una concezione molto diffusa nella sfera della “ultradestra” contemporanea – riprendendo qua il concetto nell’accezione che ne ha dato il sociologo della politica <strong>Cas Mudde</strong> – secondo cui <strong>i flussi migratori di centinaia di migliaia e persino milioni di migranti sarebbero guidati e coordinati da una regia occulta</strong>. Una regia che in tal modo mirerebbe a “distruggere” le etnie delle popolazioni “native” per “sostituzione etnica”. Oltre al carattere marcatamente razzista, xenofobo e criticabile sul piano dell’analisi demografica dei dati, in questa versione la teoria ha un carattere esplicitamente cospirazionista manifestamente inconsistente: avanza un argomento di fondo indimostrabile, quello secondo cui vi sarebbe una élite di fantomatici cospiratori interessati a distruggere la “civiltà” europea, o statunitense, o invero di tutti quei paesi in cui la teoria viene adottata sul piano globale (è infatti adottata in moltissimi paesi, come ad esempio la Tunisia).</p>
<p>Facendo appello in modo sistematico a questi costrutti epistemici vuoti, inconsistenti e di fatto “infalsificabili” e “impermeabili” a ogni possibile critica, <strong>il ricorso politico al cospirazionismo inquina le precondizioni epistemiche di un confronto franco e aperto sul tema, al di là della asprezza delle possibili posizioni al riguardo.</strong> Al contempo, la costruzione di un “nemico” fantasmatico, incarnato dai diabolici cospiratori che avrebbe ordito il “disegno” e che condurrebbero la macchinazione, esaspera l’angoscia politica, incanala rabbia e risentimento verso un capro espiatorio inesistente. In tal modo quelle che possono essere considerati essere le cause e concause di processi altamente impattanti delle nostre società risultano per così dire “invisibili”.</p>
<h4><strong>Quali sono i fattori psicologici e sociali che portano le persone a credere nelle teorie del complotto? E come possiamo, a qualsiasi livello, anche nel quotidiano, contrastare questi fattori?</strong></h4>
<p>I fattori sono molti. Come accennavo prima, vi sono ragioni che hanno a che fare con i nostri bisogni nel contempo epistemici, esistenziali e sociali, che rimandano a dinamiche diciamo universali, come ha ben mostrato la psicologa <strong>Karen Douglas</strong>. In linea generale, <strong>da una prospettiva di psicologia sociale, si può sostenere che le teorie cospirative assolvano fondamentalmente al bisogno di fornire delle risposte rassicuranti di fronte ad eventi e processi che disorientano</strong>, hanno un effetto shoccante, e di cui si fa fatica a comprendere cause e concause. La risignificazione cospirazionista consente al riguardo una sorta di ipersemplificazione cognitiva che permette al soggetto di recuperare una forma di controllo sulla realtà che lo circonda, e di <strong>sedare le paure e le angosce</strong> correlate a eventi appunto disturbanti, dissonanti o anche traumatici. L’impotenza che può essere innescata da un evento imprevisto e shoccante quale ad esempio l’epidemia del Covid-19 può così essere risignificato, seppur a costo della costruzione della figura di un “nemico”, la potente élite cospirativa, rispetto a cui si prova però un senso di impotenza politica, che può contribuire all’incremento dell’apatia e dell’astensionismo. Inoltre, il ricorso alle narrazioni cospirative rafforza solitamente l’identità del gruppo di riferimento, secondo una classica dinamica di contrapposizione al gruppo “esterno” (<em>ingroup versus outgroup</em>).</p>
<h4><strong>Dal vostro osservatorio e dai giovani che incontrate, quali sono il livello di consapevolezza su queste tematiche e quali sono gli strumenti in mano alla popolazione per “gestirle”?</strong></h4>
<p>Sul versante della consapevolezza, anche in relazione agli utilizzi dei nuovi strumenti digitali, il lavoro da fare è molto. L’unione Europea sta non a caso portando avanti una serie di iniziative volte a far fronte in modo sistematico a tale questione, che è ormai divenuta una priorità assoluta per la tenuta delle precondizioni epistemiche della vita dei nostri sistemi democratici. Anche noi alla Scuola Sant’Anna stiamo portando avanti una serie di progetti e iniziative volti a contribuire al dibattito, sul doppio piano nazionale ed europeo.</p>
<h4>Non pensa che il lavoro di formazione per una società informata e capace di ragionare criticamente, grazie ai giusti strumenti, si situi, guardando all’Italia, verso una fascia per cosi dire “alta” e non tocchi tutta la popolazione?</h4>
<p>Sebbene sia vero che anche le persone più colte non siano certo immuni del cadere nella “tana del Bianconiglio” del cospirazionismo, è altrettanto vero che chi dispone di maggiori strumenti culturali e intellettuali ha certo più risorse per farvi fronte.</p>


<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Nota</strong> il Libro di Marco Solinas, Teorie cospirative e politica, citato all&#8217;interno della prima risposta, è scaricabile al link riportato nel testo.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.associazionemedialab.it/oltre-le-fake-news-teorie-cospirative-e-crisi-epistemica/">Oltre le fake news: teorie cospirative e crisi epistemica</a> proviene da <a href="https://www.associazionemedialab.it">Associazione MediaLab</a>.</p>
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		<title>Settimana Mondiale dell&#8217;Alfabetizzazione Mediatica e Informativa in Liguria &#124; 24-31 ottobre 2025</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Damiana Biga]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Oct 2025 15:25:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è una settimana all&#8217;anno in cui il mondo si ferma a riflettere su come navighiamo il mare magnum dell&#8217;informazione: è la Settimana Mondiale dell&#8217;Alfabetizzazione Mediatica&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.associazionemedialab.it/alfabetizzazione-mediatica-in-liguria/">Settimana Mondiale dell&#8217;Alfabetizzazione Mediatica e Informativa in Liguria | 24-31 ottobre 2025</a> proviene da <a href="https://www.associazionemedialab.it">Associazione MediaLab</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è una settimana all&#8217;anno in cui il mondo si ferma a riflettere su come navighiamo il mare magnum dell&#8217;informazione: è la <strong>Settimana Mondiale dell&#8217;Alfabetizzazione Mediatica e Informativa (Global MIL week)</strong>, promossa dall&#8217;<strong>UNESCO</strong>. MediaLab è la prima realtà a occuparsi di Alfabetizzazione Mediatica in Liguria e la prima a celebrarla con una serie di iniziative, riguardanti la formazione professionale ma anche la sensibilizzazione sul tema, attraverso post, comunicati stampa e divulgazione.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Settimana dell&#8217;Alfabetizzazione Mediatica e Informativa</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Calendarizzata dal 24 al 31 ottobre, la Global Media and Information Literacy (MIL) Week 2025 è un’occasione importante per mobilitare gli stakeholder di tutto il mondo al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica e celebrare i progressi compiuti verso l’alfabetizzazione mediatica e informativa per tutti. Il tema di quest’anno sarà Minds Over AI – Media and Information Literacy in Digital Spaces” (La mente oltre l’intelligenza artificiale – Alfabetizzazione mediatica e informativa negli spazi digitali). Per questa ragione MediaLab &#8211; obiettivo (in)formazione si concentrerà sulle intersezioni tra alfabetizzazione mediatica e intelligenza artificiale (AI), partendo da fondamentali quesiti: siamo capitani coraggiosi della nostra informazione o marinai in balia delle correnti? Qual è il ruolo dell’IA? Per stimolare il dibattito su questo tema, MediaLab &#8211; in occasione della MIL Week 2025 &#8211; ha programmato 3 appuntamenti in presenza e on-line &#8211; dal 24 al 29 ottobre &#8211; validi anche per la formazione professionale continua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I giornalisti che intendono partecipare, possono registrarsi attraverso la piattaforma di formazione professionale continua <a href="http://www.formazionegiornalisti.it">www.formazionegiornalisti.it</a>. Gli eventi on line sono aperti a tutti, non solo a giornalisti.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Gli eventi della Settimana</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><br><strong>Venerdì 24 ottobre | 10.30 &#8211; 12.30</strong><br>sede Ordine dei Giornalisti Liguri, via Fieschi 3 &#8211; Genova<br>in presenza<br>“La deontologia oltre l’intelligenza artificiale”<br>Relatori: Tommaso Fregatti (Presidente Ordine dei Giornalisti della Liguria), Erica Manna (giornalista di Repubblica) e Giuseppe Risso (giornalista, vicepresidente MediaLab).<br>Crediti formativi: 4 (deontologici)</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sabato 25 ottobre | 10.30 &#8211; 12.30</strong><br>on line a questo link: <a href="https://meet.google.com/hdi-cpth-ejp">https://meet.google.com/hdi-cpth-ejp</a><br>&#8220;Immagini e video generati con l’AI, e se lo strumento migliore fosse l’etica?”<br>Relatori: Pino Ninfa (giornalista e fotografo), Lorenzo Battilana (giornalista e video operatore), Giuseppe Risso (giornalista, vicepresidente MediaLab).<br>Crediti formativi: 2</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mercoledì 29 ottobre | 20.30 &#8211; 22.30</strong><br>on line a questo link <a href="https://meet.google.com/bqe-gihh-iay">https://meet.google.com/bqe-gihh-iay</a><br>&#8220;Etica e deontologia del giornalista all’epoca dell’intelligenza artificiale&#8221;<br>Relatori: Paolo Donadoni (professore a contratto dell’Università di Genova), Fabrizio Cerignale (giornalista). Moderatore: Giuseppe Risso, giornalista, vicepresidente Medialab).<br>Crediti formativi: 4 (deontologici)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fondata ad aprile 2024, MediaLab &#8211; obiettivo (in)formazione è un’associazione di promozione sociale senza scopo di lucro. Organizza incontri e iniziative, sia in presenza che online, sul tema dell’alfabetizzazione mediatica e informativa, spesso validi anche per la formazione continua dei giornalisti ma aperti a tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2025 MediaLab ha avviato significative collaborazioni, sia con la Guardian Foundation (UK), per portare l’alfabetizzazione mediatica nelle scuole primarie liguri nell’ambito della rete NewsWise Europe, che con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, nell’ambito del Progetto Goldstein, per contrastare il negazionismo e le teorie del complotto, attraverso studi, ricerche e attività di formazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Istitutrice dell&#8217;Osservatorio sull&#8217;Alfabetizzazione Mediatica in Liguria e promotrice di momenti di incontro con professionisti ed esperti di settore, MediaLab è particolarmente impegnata in occasione della Settimana Mondiale dell&#8217;Alfabetizzazione Mediatica e Informativa promossa dall&#8217;UNESCO, con una serie di iniziative dedicate al rapporto tra intelligenza artificiale ed etica dell’informazione.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-id="5670" src="https://www.associazionemedialab.it/wp-content/uploads/2025/10/ML_MIL-week-2025-819x1024.jpg" alt="" class="wp-image-5670"/></figure>
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		<title>Liguri sempre più digitali: il 91,1% si informa dallo smartphone. Ma la carta piace ancora</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Damiana Biga]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Jun 2025 09:56:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio]]></category>
		<category><![CDATA[alfabetizzazione mediatica]]></category>
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		<category><![CDATA[Liguria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Liguria l’informazione corre veloce sugli schermi dei cellulari e i Liguri sono sempre più digitali:&#160;il 91,1% della popolazione consulta le notizie tramite smartphone, seguito&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.associazionemedialab.it/liguri-sempre-piu-digitali/">Liguri sempre più digitali: il 91,1% si informa dallo smartphone. Ma la carta piace ancora</a> proviene da <a href="https://www.associazionemedialab.it">Associazione MediaLab</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In Liguria l’informazione corre veloce sugli schermi dei cellulari e i Liguri sono sempre più digitali:&nbsp;<strong>il 91,1% della popolazione consulta le notizie tramite smartphone</strong>, seguito dal 60,5% che preferisce il computer e dal 48,7% che si affida ancora alla televisione. La carta stampata conserva uno zoccolo duro di lettori: il 32,4% continua a leggerla, anche se spesso si tratta di copie non acquistate direttamente ma ricevute in prestito da un familiare o trovate al bar. A segnare il distacco generazionale è il dato sugli adolescenti: appena l’1% dichiara di leggere giornali cartacei, percentuale che sale al 42% tra gli over 67.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Il primo report in Liguria</h4>



<p class="wp-block-paragraph">È il quadro che emerge dal <a href="https://www.associazionemedialab.it/ecco-cosa-rivela-il-1-report-regionale-dellosservatorio-medialab-2/">primo report regionale </a>sull’alfabetizzazione mediatica in Liguria, elaborato dall’Osservatorio&nbsp;di&nbsp;MediaLab&nbsp;e&nbsp;<strong>presentato ieri a&nbsp;Genova, a&nbsp;Palazzo Tursi</strong>.&nbsp;<br>L’indagine, che è una ricerca inedita per la nostra regione,&nbsp;fotografa un panorama in cui&nbsp;<strong>internet gioca un ruolo dominante nell’accesso quotidiano alle notizie</strong>: l’84,5% dei liguri dichiara infatti di informarsi online ogni giorno, mentre solo l’1,3% lo fa meno di una volta a settimana e appena lo 0,2% non si affida mai alla rete.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le fonti più utilizzate svettano&nbsp;<strong>i social network, indicati dal 64,4% dei rispondenti</strong>.&nbsp;E qui suona un campanello d’allarme legato&nbsp;al rischio di&nbsp;diffusione di contenuti&nbsp;non sempre attendibili e&nbsp;selezionati dagli algoritmi. Seguono i siti d’informazione online (61,8%) e i motori di ricerca (58,2%).&nbsp;<br>Proprio la crescente dipendenza da social e algoritmi apre a numerosi interrogativi, tra cui la possibilità che si formino ambienti digitali chiusi, le cosiddette “echo&nbsp;chambers”, in cui gli utenti finiscono per confrontarsi soltanto con opinioni simili alle proprie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 65,1% degli utenti dei social ha affermato di averli usati nella settimana precedente per informarsi e perfino tra gli over 65 questa modalità è ormai diffusa:<strong>&nbsp;il 75%, infatti, li utilizza per seguire notizie e attualità</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nostro&nbsp;studio sull&#8217;alfabetizzazione mediatica dei liguri segnala anche un cambiamento nelle modalità di fruizione dell’informazione,&nbsp;<strong>sempre più visuale</strong>&nbsp;e mescolata a contenuti di intrattenimento. Questo abbassa la soglia di attenzione e facilita la circolazione di notizie poco affidabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, l’autopercezione&nbsp;resta positiva: l’86,9% dei rispondenti si dice molto o abbastanza sicuro di saper distinguere una notizia vera da una falsa. Ma la realtà è più complessa: il 16,9% ammette di aver condiviso inconsapevolmente fake news, mentre il 33,5% non sa dire se l’ha fatto o meno.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Alfabetizzazione mediatica</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Altro dato rilevante:&nbsp;<strong>l’84,9% dei liguri non ha mai partecipato a un corso di alfabetizzazione mediatica</strong>, probabilmente perché l’89% si considera già molto o abbastanza competente nell’uso degli strumenti digitali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si tratta di&nbsp;<strong>decidere se cliccare o meno su un contenuto</strong>, la spinta principale è la pertinenza rispetto ai propri interessi (76,5%). Non dimentichiamo, però, che di&nbsp;fatto sono i feed e gli algoritmi delle piattaforme a decidere cosa mostrare, operando una selezione preventiva delle notizie&nbsp;proprio in base alle nostre preferenze. Segue la fiducia nella testata (62%), mentre risultano meno determinanti il titolo accattivante (19,3%) e l’appeal visivo (27,8%).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non manca una certa consapevolezza del&nbsp;<strong>rapporto tra informazione e pubblicità</strong>&nbsp;sui social media: solo il 9,3% degli intervistati dichiara di ignorarlo completamente, mentre il 14,9% ammette una comprensione solo parziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine,&nbsp;<strong>l’importanza dell’educazione ai media</strong>&nbsp;trova ampio consenso: per il 75,1%&nbsp;dei rispondenti&nbsp;dovrebbe essere parte integrante del curriculum scolastico, mentre il 21,3% la ritiene comunque molto importante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’indagine dell’Osservatorio ha messo in luce anche&nbsp;<strong>un interessante divario di genere tra i più giovani (14-17 anni)</strong>: i ragazzi tendono a considerarsi più competenti delle coetanee nell’uso degli strumenti digitali, ma sono le ragazze a distinguersi per maggiore cautela nella selezione delle fonti e nell’attività di verifica delle informazioni. Una differenza che apre a ulteriori interrogativi: si tratta di una maggiore insicurezza femminile rispetto alle proprie competenze digitali, o piuttosto di una sovrastima maschile, alimentata da una percezione distorta delle proprie abilità? Una questione che meriterà di essere approfondita, anche in chiave educativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tra gli anziani</strong>, invece, nonostante l’elevata digitalizzazione e la frequente attività sui social, permane una maggiore esposizione alla disinformazione, con una tendenza a condividere notizie senza verificarne l’affidabilità.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Simona Tarzia, giornalista e Coordinatrice dell’Osservatorio MediaLab</h5>



<h5 class="wp-block-heading">Francesca Scorcucchi, giornalista e membro del team di ricerca dell’Osservatorio MediaLab</h5>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.associazionemedialab.it/wp-content/uploads/2025/06/MEDIA-E-INFORMAZIONE-A-CHE-PUNTO-e-LA-LIGURIA_compressed-1.pdf">CONSULTA IL REPORT QUI</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Ecco cosa rivela il 1° report regionale dell&#8217;Osservatorio MediaLab</title>
		<link>https://www.associazionemedialab.it/ecco-cosa-rivela-il-1-report-regionale-dellosservatorio-medialab-2/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Annalisa Stretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jun 2025 20:55:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[alfabetizzazione mediatica]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[osservatorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Media e informazione, a che punto è la Liguria? Un’indagine mai realizzata prima in Liguria mette a fuoco il rapporto tra cittadini e media digitali:&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.associazionemedialab.it/ecco-cosa-rivela-il-1-report-regionale-dellosservatorio-medialab-2/">Ecco cosa rivela il 1° report regionale dell&#8217;Osservatorio MediaLab</a> proviene da <a href="https://www.associazionemedialab.it">Associazione MediaLab</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 1">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<div class="page" title="Page 1">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<h3>Media e informazione, a che punto è la Liguria?</h3>
</div>
</div>
</div>
</div>
<p><strong>Un’indagine mai realizzata prima in Liguria mette a fuoco il rapporto tra cittadini e media digitali</strong>: dati, tendenze e criticità emergono dal primo report regionale sull’alfabetizzazione mediatica, che sarà presentato giovedì <strong>19 giugno 2025, dalle ore 11:00 alle 13:00</strong>, presso il Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, di via Garibaldi 9 a Genova.</p>
<p>Lo studio – <strong>curato dall’Osservatorio dell’associazione MediaLab APS</strong> – analizza competenze, consapevolezze e abitudini nell’uso dell’informazione e delle tecnologie digitali, fornendo uno strumento inedito per comprendere il livello di “cittadinanza mediale” in Liguria.</p>
<p>Un documento utile a orientare politiche educative, culturali e formative, in un momento in cui l<strong>a disinformazione e l’eccesso di contenuti pongono nuove sfide per chi legge, comunica e informa</strong>.</p>
<p>L’incontro – aperto al pubblico – si svolge con il patrocinio del Comune di Genova e dell’Ordine dei Giornalisti della Liguria, e vedrà la partecipazione di rappresentanti del mondo dell’informazione, della scuola, dell’università e della cittadinanza attiva.</p>
<p>L’evento è accreditato per la formazione continua dei giornalisti (2 CFU), l’iscrizione è disponibile sulla piattaforma dell’Ordine.</p>
<p><strong>PROGRAMMA E RELATORI</strong></p>
<p>Saluti istituzionali</p>
<p><strong>Rita Bruzzone</strong>, Assessora ai Servizi Educativi, Diritto all’Istruzione, Formazione, Personale, Pari Opportunità e Politiche di Genere<br />
<strong>Luca Pirondini</strong>, Senatore e Vicepresidente VII Commissione permanente del  Senato (Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica)</p>
<p><strong>Tommaso Fregatti</strong>, Presidente Ordine dei Giornalisti della Liguria</p>
<p><strong>Interventi</strong></p>
<p><strong>Gian Marco Passerini</strong>, Project Manager di IDMO (Italian Digital Media Observatory)</p>
<p><strong>Giulia Mietta</strong>, Giornalista Genova24 e Consigliera Regionale OdG Liguria</p>
<p><strong>Francesca Scorcucchi</strong>, giornalista, Presidente MediaLab e membro del team di ricerca dell’Osservatorio MediaLab</p>
<p><strong>Giuseppe Risso</strong>, giornalista, Vicepresidente MediaLab e membro del team di ricerca dell’Osservatorio MediaLab</p>
<p><strong>Simona Tarzia</strong>, giornalista e Coordinatrice del team di ricerca dell’Osservatorio MediaLab</p>
<p><strong>Luca Raffini</strong>, Professore UniGe,  Dipartimento di scienze politiche e internazionali</p>
<p>Modera Giuseppe Risso</p>
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<h4><a href="https://www.associazionemedialab.it/wp-content/uploads/2025/06/MEDIA-E-INFORMAZIONE-A-CHE-PUNTO-e-LA-LIGURIA_compressed-1.pdf">CONSULTA IL REPORT QUI</a></h4>
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<p>L'articolo <a href="https://www.associazionemedialab.it/ecco-cosa-rivela-il-1-report-regionale-dellosservatorio-medialab-2/">Ecco cosa rivela il 1° report regionale dell&#8217;Osservatorio MediaLab</a> proviene da <a href="https://www.associazionemedialab.it">Associazione MediaLab</a>.</p>
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		<title>Giovani in-formazione: il rapporto con la notizia della Generazione Z</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Damiana Biga]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Mar 2025 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[alfabetizzazione mediatica]]></category>
		<category><![CDATA[educazione ai media]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lunedì 31 marzo 2025, dalle 13:00 alle 14:00 &#8220;Pausa Pranzo con MediaLab ospiterà un incontro con Elisa Morando dal titolo Giovani in-formazione: il rapporto con&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong><br></strong>Lunedì 31 marzo 2025, dalle 13:00 alle 14:00 &#8220;Pausa Pranzo con MediaLab ospiterà un incontro con Elisa Morando dal titolo <em>Giovani in-formazione: il rapporto con la notizia della Generazione Z</em>. L’evento, aperto e gratuito, sarà accessibile al link:<a href="https://meet.google.com/ngp-tqmo-okq">https://meet.google.com/ngp-tqmo-okq</a></p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Elisa Morando: uno sguardo accademico sul consumo di notizie dei giovani</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Si dice spesso che i giovani non leggano più, ma è davvero così? Quali sono le loro fonti di informazione principali? Di chi si fidano e soprattutto, quali strategie possono avvicinarli a un’informazione più consapevole e affidabile?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi interrogativi hanno guidato la ricerca accademica di Elisa Morando, 27 anni, giornalista pubblicista socia di MediaLab, che ha approfondito le abitudini di consumo informativo della Generazione Z nella sua tesi in Informazione ed Editoria. Attraverso un’indagine quantitativa, ha raccolto 256 risposte da giovani nati tra il 1995 e il 2006, facendo emergere dati interessanti. Alcuni in linea con le tendenze generali del pubblico adulto, altri inaspettati e degni di approfondimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante l’incontro, Elisa presenterà i risultati della sua ricerca e discuterà delle possibili strategie per colmare il divario tra informazione tradizionale e nuove generazioni, individuando le sfide e le opportunità per il giornalismo del futuro.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>MediaLab: un impegno per la cultura dell’informazione</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">MediaLab nasce nell’aprile 2024 grazie all’iniziativa di undici giornalisti liguri, uniti dal desiderio di promuovere un&#8217;informazione di qualità e combattere la disinformazione. In meno di un anno, il gruppo iniziale è raddoppiato, testimoniando l’interesse crescente verso l’educazione ai media e lo sviluppo del pensiero critico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;associazione prende vita dal programma di Formazione Erasmus+ condotto dall’Ordine dei Giornalisti della Liguria, durante il quale i suoi fondatori hanno condiviso esperienze e obiettivi comuni. L’obiettivo principale di MediaLab è fornire strumenti per una cittadinanza informata e consapevole, attraverso la verifica delle fonti e l’educazione ai media.</p>



<p class="wp-block-paragraph">MediaLab è parte del progetto <em>NewsWise Europe</em>, promosso da <em>The Guardian Foundation</em>, che punta a sviluppare strumenti di alfabetizzazione mediatica per le scuole primarie. L&#8217;associazione è aperta a tutti coloro che considerano la Media Education una competenza civica fondamentale per il mondo contemporaneo.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Un’occasione per capire le nuove dinamiche dei giovani in-formazione</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">L’incontro con Elisa Morando offrirà uno sguardo approfondito sulle abitudini informative della Generazione Z e sulle sfide che il giornalismo deve affrontare per rimanere rilevante per il pubblico più giovane. Un’opportunità preziosa per chi si occupa di comunicazione, educazione e informazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Comunicare bene, comunicare oggi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Annalisa Stretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Feb 2025 11:26:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[alfabetizzazione mediatica]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[etica]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Etica, media e scenari futuri, l’intervista ad Adriano Fabris Di Annalisa Stretti “…Come essere umani, il comunicare ci viene naturale&#8230;” essendo così, forse, non ci&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Etica, media e scenari futuri, l’intervista ad Adriano Fabris</h3>
<h5><em>Di Annalisa Stretti</em></h5>
<p>“…Come essere umani, il comunicare ci viene naturale&#8230;” essendo così, forse, non ci pensiamo, comunichiamo sempre, abbiamo sempre comunicato. Ma cosa vuol dire comunicare bene, e perché ne abbiamo necessità?  Come definiamo quella parte di studio, altrettanto necessaria, che va sotto il nome di Etica della comunicazione?</p>
<p>Ne abbiamo parlato con <strong>Adriano Fabris professore ordinario</strong> di Filosofia morale all’<a href="https://www.unipi.it/">Università di Pisa</a>, dove insegna anche Etica della comunicazione, Direttore del Centro di ricerche e di servizi sulla comunicazione del Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere (CICo), e dell’Istituto di ricerche “ReTe” presso la USI (Università della Svizzera Italiana) di Lugano. Presidente della Consulta Filosofica Italiana.</p>
<p>Fabris, autore di numerosissimi, è stato anche Presidente della Commissione per l’<strong>educazione alla Cittadinanza digitale</strong>. Ovviamente non potevamo farci sfuggire l’occasione, in questa intervista, per toccare temi come: <strong>alfabetizzazione mediatica</strong>, <strong>I.A.,</strong> le continue piccole e grandi <strong>rivoluzioni</strong> che stanno attraversando <strong>i media</strong>.</p>
<h4>Professor Fabris tra le discipline che insegna, c’è Etica della comunicazione. Le chiedo un breve inquadramento della materia: su cosa si basa e che obiettivi si pone.</h4>
<p>L’etica della comunicazione è la disciplina che studia che cosa vuol dire “comunicare bene” in tutti gli ambiti in cui comunichiamo (ad esempio, la comunicazione parlata o scritta, quella analogica o digitale, quella online o offline, ecc.). È la disciplina, poi, che identifica i criteri che ci permettono di orientarci per il meglio nelle nostre scelte comunicative e che giustifica l’uso di principî comuni e condivisi per compiere queste scelte. Detto così, sembra un discorso complesso. Ma ogni volta che comunichiamo, scegliamo più o meno esplicitamente che cosa è meglio fare per comunicare bene. Ci riferiamo ad esempio alla necessità di essere compresi, oppure al bisogno di una comunicazione efficace, o ancora alla volontà di condividere qualcosa d’importante con gli altri. Ciò che permette tutto questo, e il modo in cui lo mettiamo in opera, è appunto l’oggetto dell’etica della comunicazione.</p>
<h4>Nel suo libro Etica della comunicazione, pubblicato qualche anno fa, ragiona su cosa significhi comunicare bene. Cosa vuol dire, oggi, in uno scenario in cui la comunicazione è cambiata e continua a mutare in modo velocissimo, comunicare bene?</h4>
<p>Oggi viviamo nell’epoca in cui la comunicazione è sempre più mediata da dispositivi tecnologici. Pensiamo al nostro smartphone. Tali dispositivi, con i loro programmi, modificano la nostra attività comunicativa e, in certi casi, agiscono al posto nostro. Comprendere questo, e valutare se il loro agire è sempre anche ciò che noi vogliamo, è uno dei compiti, oggi, dell’etica della comunicazione.</p>
<h4>MediaLab, neonata associazione, si impegna nella promozione dell’alfabetizzazione mediatica, convinta che solo capacità critica e conoscenza degli strumenti che abbiamo a disposizione possano favorire un’informazione corretta. Dal suo osservatorio qual è il livello delle competenze mediatiche ormai indispensabile per leggere e decodificare un qualsiasi contenuto, nella nostra popolazione?</h4>
<p>Purtroppo non è molto elevato. Dal momento che, come esseri umani, il comunicare ci viene naturale, sembra anche che siamo sempre in grado di farlo con competenza. Invece non è così. E tale competenza, già nel parlare e nello scrivere, a scuola s’insegna sempre meno. Figuriamoci per i modi di comunicare che sono propri del nostro essere cittadini del web.</p>
<h4>Ad inizio del 2025, abbiamo visto META abolire le attività di fact-checking, Deepseek scompigliare le carte al tavolo dei BIG dell’I.A., alcune note testate come L’Internazionale e The Guardian lasciare la piattaforma X. Cosa ne pensa? Dove stiamo andando? Abbiamo gli strumenti per governare questa continua rivoluzione senza cadere nella peggiore disinformazione, nel mettere a rischio la democrazia? E come vede il futuro della comunicazione?</h4>
<p>Abbiamo bisogno di mantenere su di un piano pubblico, per quanto possibile, un controllo degli sviluppi tecnologici, senza delegarlo alle grandi companies private, che sono ovviamente mosse da criteri economici e dal perseguimento di un vantaggio. Per far questo sono necessarie regole condivise. Alcuni Stati e Comunità (come l’Unione Europea) le hanno elaborate e introdotte nel loro territorio. Stiamo vivendo però un momento in cui ci si ribella proprio a tale regolamentazione, in nome di una libertà, per quanto riguarda lo sviluppo tecnologico, che risulta solo apparente. Il risultato rischia di essere la crisi della democrazia per come l’abbiamo finora conosciuta, nonché l’aumento delle diseguaglianze sociali.</p>
<h4>L’Università di Pisa è stata la prima Università Italiana a siglare un accordo con OPEN AI. Insieme, collaboreranno per definire il futuro utilizzo dell’intelligenza artificiale nella didattica, nella ricerca e nelle attività amministrative. L’alleanza nasce a seguito dell&#8217;acquisizione da parte dell&#8217;Ateneo della licenza per l&#8217;uso di ChatGPT Edu. Cosa pensa di questa sinergia?  Non potremo più fare a meno dell’intelligenza artificiale? Vede più rischi o più benefici nel suo utilizzo?</h4>
<p>L’intelligenza artificiale è qualcosa con cui dobbiamo comunque convivere. Dobbiamo però farlo in maniera corretta, consapevoli dei rischi e delle opportunità che essa ci offre. Il rischio più grosso è la possibilità di essere sostituiti da programmi non solo nelle nostre attività, ma in alcuni modi di pensare tipicamente umani. L’opportunità si sfrutta solo se da tali programmi il nostro agire viene affiancato e potenziato. La condizione è che l’essere umano resti al centro degli sviluppi tecnologici, e non sia invece concepito in funzione di essi.</p>
<h4>Non crede che in uno scenario cosi complesso il mondo della formazione, a partire dalla scuola, dovrebbe fare qualcosa in più e pensare all’introduzione di materie che educhino alla comunicazione, al suo uso, alla comprensione dei contenuti in materia mirata?</h4>
<p>Gli strumenti per una formazione all’altezza delle sfide del nostro tempo ci sono. Nelle scuole si può già insegnare, sulla base delle Linee guida per l’educazione civica, i modi corretti per essere cittadini degli ambienti digitali. E ora lo stesso Ministero dell’Istruzione e del Merito ha intenzione di elaborare altre linee guida per una didattica che si avvalga dell’intelligenza artificiale. Bisogna però cogliere queste opportunità e operare davvero in tal senso.</p>
<h4>In ultimo, qual è la prima cosa che dice agli studenti del primo anno quando inizia a parlare di Comunicazione?</h4>
<p>Dico che la storia della comunicazione procede per aggiunte e non per sostituzioni. Non abbiamo smesso di parlare quando abbiamo iniziato a scrivere, non abbiamo smesso di guardare la televisione quando abbiamo cominciato a navigare su Internet. Tutte queste modalità del comunicare, però, richiedono un’adeguata competenza e la capacità di fare le scelte giuste. Perciò, se i nostri nonni avevano a che fare con meno modalità comunicative e, dunque, con meno problemi per gestirle, gli studenti di oggi, per raggiungere una vera competenza etica, oltre che comunicativa, devono impegnarsi molto di più. E auguro loro buon lavoro.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Uomo e macchina: verso una simbiosi etica?</title>
		<link>https://www.associazionemedialab.it/uomo-e-macchina/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Damiana Biga]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Feb 2025 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[alfabetizzazione mediatica]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[I.A.]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Damiana Biga Nel panorama della robotica e dell’intelligenza artificiale, Fabio Bonsignorio è una voce autorevole che esplora i confini tra uomo e macchina. Laureato&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h5><em>Di Damiana Biga</em></h5>
<p class="wp-block-paragraph">Nel panorama della robotica e dell’intelligenza artificiale, Fabio Bonsignorio è una voce autorevole che esplora i confini tra uomo e macchina. Laureato in ingegneria meccanica, è fondatore e CEO di Heron Robots e vanta un’impressionante carriera accademica, con ruoli di rilievo presso l’Università di Zagabria, la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e l’Università Carlos III di Madrid.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">Esperto di robotica avanzata, Bonsignorio è impegnato nella ricerca sulle applicazioni dell’intelligenza artificiale, esplorando come i sistemi autonomi possano trasformare la società. Con il suo lavoro, getta luce sui confini tra uomo e macchina, offrendo spunti preziosi per comprendere il futuro delle tecnologie e il loro impatto culturale, sociale ed educativo.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo intervistiamo per approfondire come le sue ricerche relative al rapporto tra uomo e macchina possano aiutare a sviluppare strategie che preparino le nuove generazioni a interagire con un mondo in cui le macchine intelligenti giocano un ruolo sempre più centrale.  </p>



<h4 class="wp-block-heading">Lei lavora nel campo della robotica e dell’intelligenza artificiale. Come ritiene che queste tecnologie possano influenzare la nostra capacità di distinguere tra realtà e finzione nell’informazione? </h4>



<p class="wp-block-paragraph">I sistemi di intelligenza artificiale cosiddetta &#8216;generativa&#8217; sono in grado di produrre testi, foto e video molto &#8216;plausibili&#8217; e &#8216;realistici&#8217;, soprattutto in quanto possono contare su dati &#8216;abbondanti&#8217;, come accade tipicamente per l&#8217;informazione di massa. Questo può rendere molto difficile distinguere la &#8216;realtà&#8217; dalla &#8216;finzione&#8217; (ad es. una foto &#8216;autentica&#8217; da una &#8216;generata&#8217; da un algoritmo). Non solo, questa capacità si unisce a una possibilità di &#8216;personalizzazione&#8217; delle notizie e della loro distribuzione, e degli &#8216;stimoli&#8217; diretti a generare una risposta emotiva, che va ben oltre quanto possibile in passato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo diventa molto pericoloso in un contesto in cui la fortissima concentrazione (e i legami con gruppi oligarchici economici e/o politici) dei media tradizionali (insieme al loro uso spregiudicato) ne ha eroso fortemente la credibilità. La combinazione del controllo oligarchico dei media tradizionali con un uso efficace dei social network permette livelli di manipolazione della pubblica opinione che fanno impallidire quelli denunciati da Noam Chomsky e Vance Packard decenni orsono. Entriamo, siamo già entrati, in acque molto pericolose per le fragili e ancora embrionali democrazie costruite dalle passate generazioni.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Citizen journalism e blockchain</h5>



<p class="wp-block-paragraph">D&#8217;altro canto le stesse tecnologie che consentono la produzione di contenuti testuali e multimediali &#8216;falsi&#8217; (i cosiddetti &#8216;deep fakes&#8217;) permettono anche la produzione di contenuti di alta qualità a costi molto bassi, permettendo anche a gruppi con poche risorse di produrre informazione di qualità, al limite del &#8216;citizen journalism&#8217; (una situazione in cui i cittadini producono e distribuiscono le notizie senza intermediari).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo rende più difficile la vita dei &#8216;dinosauri dell&#8217;informazione&#8217; e apre prospettive di emancipazione collettiva e &#8216;giornalismo dal basso&#8217;, anche queste senza precedenti, in positivo però. Non solo, nuove tecnologie digitali come la &#8216;blockchain&#8217; permetteranno in un futuro prossimo di &#8216;pagare&#8217; il lavoro giornalistico (e in generale &#8216;creativo&#8217;), senza l&#8217;intermediazione dei grossi media o delle piattaforme (Facebook, Instagram, Amazon, TikTok ecc.), contribuendo a minare il loro potere economico, culturale, sociale e infine politico.</p>



<h4 class="wp-block-heading">L’interazione crescente con sistemi intelligenti richiede nuove competenze. Quali elementi dell’alfabetizzazione mediatica ritiene fondamentali per educare i giovani a una fruizione consapevole delle tecnologie? </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che sia fondamentale l&#8217;educazione al pensiero critico e autonomo. La metodologia e la mentalità propria della scienza &#8211; non solo i suoi contenuti &#8211; devono diventare un patrimonio comune. Così come il cittadino medio di qualunque età, anche quando non sia attivo in qualche specifico ambito di ricerca, deve essere messo in grado di conoscere e valutare sia lo stato delle conoscenze scientifiche attuali sia i nuovi avanzamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo richiede forti miglioramenti e cambiamenti nell&#8217; educazione sia delle nuove generazioni che di quelle oggi adulte. Più Montessori, più Don Milani, più Piaget  e &#8230;più Feynman! La conoscenza e  la pratica della scienza (magari mediante la &#8216;citizen science&#8217;) sono stimoli estremamente potenti del pensiero critico. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Il concetto di autonomia nei robot può offrire spunti per riflettere sull’autonomia del pensiero umano. Come possiamo usare questi parallelismi tra uomo e macchina per stimolare il pensiero critico nelle nuove generazioni?</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo ancora serie difficoltà a capire l&#8217; &#8216;autonomia&#8217;, probabilmente per limitazioni sia scientifiche che filosofiche. La maggior parte dei robot realizzati finora sono progettati  seguendo un modello &#8216;cartesiano&#8217; che distingue la &#8216;mente&#8217; (programmi che &#8216;girano&#8217; in un computer) dal &#8216;corpo&#8217; (un insieme di parti di metallo o plastica azionati con un controllo dall&#8217;alto in basso da motori elettrici o idraulici). Animali e piante sono &#8216;organizzati&#8217; in maniera differente: l&#8217;auto organizzazione e l&#8217;evoluzione per tentativi ed errori hanno un ruolo fondamentale, e altrettante importanza ha l&#8217; &#8216;embodiment&#8217; cioè il legame stretto tra &#8216;mente&#8217; e &#8216;corpo&#8217;.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Nel suo lavoro con Heron Robots e nella ricerca accademica, quali sono le applicazioni dell’intelligenza artificiale che considera più promettenti o rischiose per l’educazione e la consapevolezza mediatica?</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Questo fa pensare che indurre i giovani (e gli &#8216;anziani&#8217; che ancora non hanno imparato a farlo) a &#8216;pensare con la propria testa&#8217; e a &#8216;fare i propri errori&#8217;, &#8216;provare strade nuove&#8217;, e anche &#8216;fare sport&#8217;,  sia la cosa giusta (non a caso ho citato sopra Montessori e Feynman, potrei aggiungere Freire).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Paradossalmente, l&#8217;autonomia di pensiero può portare persone di cultura umanistica e scientifica non solida a credere in tesi poco plausibili (vedi terra piattismo, teorie cospirative poco plausibili, scie chimiche,  no vax, ecc.). Quindi questo modello educativo (che accompagna i cittadini per tutta la vita) richiede molto più lavoro e attenzione sia per i discenti (tutti noi quando usciamo dal nostro campo specialistico) che per i docenti (quelli che devono condividere le loro conoscenze avanzate e specialistiche).</p>



<h5 class="wp-block-heading">AI generativa e infosfera</h5>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;IA generativa è forse, come accennato sopra, la tecnologia che può avere un impatto immediato maggiore nella &#8216;infosfera&#8217;. Credo che la pratica, fin dalle elementari,  di pensare e costruire &#8216;robot intelligenti&#8217;, per cominciare a livello amatoriale o scolastico,  possa essere uno stimolo potente sia verso il pensiero critico, sia verso la fiducia in se stessi, nelle proprie capacità, che va rafforzata nelle persone,  di potere &#8216;incidere sul mondo&#8217; e &#8216;cambiarlo&#8217;, anche in senso fisico non solo dicendo &#8216;belle parole&#8217; o scrivendo &#8216;bei testi&#8217;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È importante che le persone capiscano le proprie possibilità, limitate, ma molto maggiori di quanto siamo abituati a pensare.  Penso al Kant di &#8216;Cos&#8217;è l&#8217;Illuminismo&#8217; (&#8216;L&#8217;uscita delle persone da uno stato di inferiorità imputabile a loro stesse..&#8217;) o al John Lennon (e i Green Days) di &#8216;Working Class Hero&#8217;. Penso guardando all&#8217;attualità anche al Kant della &#8216;Pace Perpetua&#8217;, e al Lennon di &#8216;Imagine&#8217;.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Guardando al futuro, crede che sia possibile una simbiosi etica tra uomo e macchina intelligente? Quali competenze dovremmo insegnare ai giovani per costruire questa relazione in modo responsabile?  </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, penso assolutamente che sia possibile una simbiosi etica tra umani e macchine intelligenti. Le attuali generazioni, &#8216;noi&#8217;,  dovranno fare scelte difficili in condizioni di grave incertezza e pericolo (lo vediamo ogni giorno). Se faremo le scelte &#8216;giuste&#8217; porremo le basi per un nuovo Rinascimento, di massa, questa volta, che potrà andare molto al di là sia artisticamente che umanamente che scientificamente di quello giustamente celebrato di secoli passati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I giovani (ma anche gli &#8216;anziani&#8217;) devono imparare il &#8216;pensiero critico basato sui fatti&#8217;. Anche a fidarsi dei propri &#8216;sentimenti&#8217; (inclusi quelli di solidarietà e di giustizia). E&#8217; un percorso, non una destinazione, non si è mai sufficientemente &#8216;preparati&#8217;, &#8216;critici&#8217; , &#8216;oggettivi&#8217; e &#8216;giusti&#8217;. Più aumenta il nostro &#8216;sapere&#8217;, più ci rendiamo conto della nostra &#8216;ignoranza&#8217;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Evoluzione umana e tecnologia: come il nostro cervello si adatta all&#8217;era digitale</title>
		<link>https://www.associazionemedialab.it/evoluzione-umana-e-tecnologia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Damiana Biga]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Feb 2025 13:07:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[alfabetizzazione mediatica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Damiana Biga Evoluzione umana e tecnologia: intervista al ricercatore Emiliano Bruner, promotore dell’integrazione tra antropologia evoluzionistica e neuroscienza. Si parla del primo cyborg, che&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.associazionemedialab.it/evoluzione-umana-e-tecnologia/">Evoluzione umana e tecnologia: come il nostro cervello si adatta all&#8217;era digitale</a> proviene da <a href="https://www.associazionemedialab.it">Associazione MediaLab</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h5><em>Di Damiana Biga</em></h5>
<p class="wp-block-paragraph">Evoluzione umana e tecnologia: intervista al ricercatore Emiliano Bruner, promotore dell’integrazione tra antropologia evoluzionistica e neuroscienza. Si parla del primo cyborg, che probabilmente risale a 2 milioni di anni fa, di conoscenza e coscienza collettiva e di alfabetizzazione mediatica, intesa come dovere, sociale e istituzionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">MediaLab ha incontrato Emiliano Bruner, ricercatore del Dipartimento di Paleontologia nel Museo Nazionale di Scienze Naturali di Madrid e ricercatore affiliato del Centro di Ricerca sulle Malattie Neurologiche di Madrid. Con una formazione in biologia e un dottorato in biologia animale, Bruner è un pioniere nello studio della paleoneurologia e dell’archeologia cognitiva, concentrandosi sull’evoluzione del cervello umano e promuovendo l’integrazione tra antropologia evoluzionistica e neuroscienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel suo lavoro, Bruner esplora i legami tra scienze cognitive e tecnologia, ponendo domande fondamentali sull’evoluzione della mente umana e sul nostro rapporto con l’ambiente e le innovazioni tecnologiche. Questa prospettiva unica lo rende una voce essenziale per riflettere sul futuro di Homo sapiens nell’era dell’intelligenza artificiale e della realtà aumentata.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo intervistiamo oggi per capire come l’alfabetizzazione mediatica possa integrarsi con la conoscenza antropologica per aiutare le nuove generazioni a navigare in un mondo sempre più tecnologico, senza perdere il legame con la propria natura umana.  </p>



<h4 class="wp-block-heading">Il cervello umano si è evoluto per adattarsi a nuovi ambienti e strumenti. Pensa che le attuali tecnologie digitali stiano modificando la nostra struttura cognitiva o le nostre capacità di pensiero critico?</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente. Come tutte le tecnologie. L’essere umano si è specializzato probabilmente per estendere le proprie funzioni cerebrali e cognitive a elementi esterni al corpo, periferici, elementi che chiamiamo “strumenti”. Deleghiamo funzioni sensoriali e cognitive a queste estensioni tecnologiche, ampliando così le nostre capacità mnemoniche, di calcolo, di percezione, linguistiche o spaziali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando entriamo in contatto con uno strumento, lo integriamo nella nostra struttura corporale, e poi nel nostro schema mentale. Spesso pensiamo ai cyborgs come ibridi tra umani e macchine, ma il primo cyborg probabilmente lo troviamo 2 milioni di anni fa, quando un ominide ha afferrato una pietra e ha scoperto che, estendendo il suo corpo con quell’oggetto, poteva sentire, agire, e pensare differentemente. Il successivo sviluppo ecologico, sociale, e cognitivo di quelle specie che hanno investito in questa “capacità protesica” è dipeso non più dal solo cervello, ma da un sistema molto più complesso dove il corpo e la tecnologia sono parte del processo mentale. Probabilmente tutto questo è avvenuto, in grado distinto, in tutte le specie del genere umano. Ma è nella nostra specie, Homo sapiens, che questa specializzazione è stata davvero estrema. <br /><br />È quindi normale che tutte le innovazioni tecnologiche cambino il nostro processo cognitivo, ed è proprio questa l’abilità che ci ha permesso espanderci nel pianeta come nessun primate aveva fatto prima, e raggiungere livelli di complessità culturale e sociale incredibili. E ad ogni aggiunta tecnologica il cervello non perde capacità, solo si riconfigura, dedicandosi ad altre funzioni, spesso associate alla gestione di queste periferiche esterne, e delle informazioni che ci permettono di aggiungere al processo cognitivo. Ovviamente una specializzazione come questa è un’arma potente e, come tutte le armi potenti, un uso improprio può essere davvero pericoloso. Gli uccelli si sono specializzati nel volo, ed ogni giorno ne muoiono a migliaia schiantandosi contro un albero o contro una roccia. Chi vola alto può davvero cadere molto lontano.</p>



<h4 class="wp-block-heading">L’alfabetizzazione mediatica è un modo per allenare il pensiero critico. Quali elementi delle capacità cognitive umane possono essere potenziati o messi a rischio dall’interazione costante con le tecnologie digitali?</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Certamente. Come sempre. Non è mai consigliabile usare una tecnologia potente e complessa senza aver letto il manuale di istruzioni. Nessuno si sognerebbe di mettere al volante in piena autostrada qualcuno che non sa guidare, di buttare nell’oceano qualcuno che non sappia nuotare, o di farsi operare al cuore da un chirurgo improvvisato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema con le tecnologie digitali è invece che le diamo per scontate: non richiediamo nessuna garanzia per poter maneggiarle o poter accedere alle loro funzioni. Assurdo. Da un lato, questa situazione si deve a una certa superficialità: pensiamo che chiunque possa controllare sufficientemente queste risorse complesse. Ma soprattutto c’è ovviamente un conflitto di interessi con il mercato: a molte (troppe) aziende viene bene che l’utente non sia competente, non sia autonomo, non sia cosciente nel suo consumo. Evidentemente il problema è in due direzioni: se da una parte c’è un sistema istituzionale ed economico che non si sforza per generare una consapevolezza delle risorse, dall’altra ci sono le persone, gli utenti, i clienti, che accettano questa situazione lasciandosi manipolare, a volte per ingenuità, a volte perché preferiscono una vita senza troppe domande. <br /><br />Nel suo illuminante libro Fuga dalla libertà Eric Fromm spiega perfettamente come troppo spesso gli esseri umani preferiscono rinunciare alla propria autonomia per non doversi trovare di fronte alla responsabilità di esser liberi, un vuoto che, per molti, è difficile da gestire. L’alfabetizzazione mediatica è un dovere, sociale e istituzionale. Ma non bisogna dimenticare i limiti intrinseci della nostra società: colossi multinazionali che remano contro, e una consistente percentuale di persone che non vogliono essere alfabetizzate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora l’impegno dovrebbe forse essere quello di riuscire a rendere la possibilità di conoscenza e consapevolezza disponibile a tutti coloro che volessero intraprendere un percorso di formazione, ma sapendo che ci sono limitazioni culturali e psicologiche che vanno considerate. Il che non vuol dire rinunciare alle utopie: un orizzonte non è mai raggiungibile, ma è comunque necessario per mostrare il cammino.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Nel suo studio sulla paleoneurologia, cosa ci insegnano i nostri antenati sulla capacità di adattarsi a cambiamenti culturali e tecnologici? Quali lezioni possiamo applicare oggi?</h4>



<p class="wp-block-paragraph">L’evoluzione del genere umano ha due milioni di anni di storia. Abbiamo visto che diversi ominidi estinti (molti dei quali non sono stati poi nostri antenati, ma storie parallele e alternative) hanno incrementato questa capacità di trasferire parte delle funzioni cognitive alla tecnologia. Prima c’erano specie che utilizzavano occasionalmente gli strumenti. Poi questo uso è diventato abituale. Infine, negli ultimi 300 000 anni, è diventato obbligatorio. “Obbligatorio” vuol dire che la nostra ecologia, la nostra società, e la nostra cognizione, dipendono dagli strumenti. Senza strumenti, non esiste la nostra nicchia ecologica, né quella sociale, né quella cognitiva. Nella nostra specie, Homo sapiens, questa capacità e questa dipendenza hanno presentato un aumento esponenziale. Non solo nel livello di complessità, ma anche nella velocità del cambiamento. In questo senso non possiamo imparare molto dai nostri antenati, che non si sono mai trovati in un processo di aumento del tasso tecnologico come il nostro. <br /><br />Homo erectus aveva una dimensione cerebrale che era quasi la metà della nostra, strumenti semplici, e una densità demografica limitata. Ma è riuscito a stare a galla su questo pianeta per un milione e mezzo di anni. Senza troppi cambiamenti. Un vero campione, tutto un successo evolutivo. Noi invece abbiamo invaso tutto il pianeta, ci troviamo con seri problemi di sovrappopolazione, e abbiamo una tecnologia che cambia ogni giorno. E siamo qui solamente da centomila anni. Difficile prevedere quello che potrà succedere, e sicuramente bisognerebbe procedere con molta più cautela di quella possediamo per la nostra stessa natura di primati compulsivi e insoddisfatti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’evoluzione naturale ci ha selezionati per essere voraci ed emozionali, ma le sue priorità non sempre vanno d’accordo coi principi del benessere individuale. Si creano conflitti tra gli interessi dell’evoluzione e quelli dell’individuo, e il conflitto finisce, come sempre, male. Senza contare che anche quella selezione evolutiva ci aveva programmati per un ambiente molto distinto da quello in cui viviamo, e non stiamo essendo capaci di gestire la differenza. Una lezione dai nostri antenati di fatto potrebbe essere poco allettante: tutte le specie, prima o poi, si estinguono. Incluso il sempiterno Homo erectus, alla fine, non ha retto. <br /><br />Toccherà quindi anche a noi, non c’è dubbio. Ma non c’è comunque ragione per aver fretta, e per voler accelerare il processo. Visto che siamo qui, dovremmo cercare di starci bene, o comunque il meglio possibile. Questo però richiede consapevolezza, capacità di osservazione, valori sinceri, e un distacco dai nostri modi compulsivi ed emozionali. Tutte qualità che si possono trovare in molti individui, ma in genere non nelle masse, nei popoli, nei gruppi. La formula quindi dovrebbe necessariamente essere mista: da un lato, l’impegno sociale e istituzionale, indiscutibile. Dall’altro, una sana attitudine individuale, di crescita e di sviluppo, per poter vivere la nostra vita al meglio che possiamo.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Le tecnologie come l’intelligenza artificiale e le interfacce cervello-macchina potrebbero alterare il nostro concetto di coscienza e identità. Come possiamo prepararci, soprattutto educando i giovani, a gestire questi cambiamenti con consapevolezza?  </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente, ma non è nulla di nuovo, è già successo con l’invenzione del treno, delle fabbriche, degli occhiali, della ruota e del fuoco. Siamo primati sociali, il gruppo è la vera unità evolutiva. Pensiamo in base al gruppo, e in base al gruppo strutturiamo le nostre strategie, le nostre aspettative. L’unica cosa che ci fa più paura della morte è la solitudine. Abbiamo un sistema cognitivo che genera la illusione di un essere isolato e indipendente, l’individuo, con un suo personaggio che chiamiamo ego. Ma siamo uniti al gruppo, la nostra cultura è collettiva, la nostra conoscenza è collettiva, la nostra coscienza è collettiva. L’evoluzione non ci ha preparati a questo, tutto il contrario, ci ha preparati a credere al nostro ego, ossessivo ed emozionale. Nemmeno la scuola o le istituzioni ci hanno preparato a questo. No, credo che in questo caso deve essere l’individuo che si impegna in una crescita personale, poco a poco, un compromesso con se stesso e con la propria vita, per arrivare ad ottenere la maggior libertà e autonomia possibile. <br /><br />Ci sono tanti percorsi di crescita e sviluppo personale. Per quanto mi riguarda, credo per esempio che le pratiche meditative siano indispensabili. Solo se un individuo è capace di avere una certa autonomia e una certa capacità di osservazione, sarà possibile poter approfittare di quella libertà positiva di cui parla Eric Fromm, dove la solitudine non spaventa, dove le relazioni sociali sono nutritive, e dove la persona può rispondere consapevolmente alle situazioni, e non reagire compulsivamente senza avere la possibilità di capire cosa stia succedendo. E attenzione, qui non si tratta di tutto o nulla, ma di valori intermedi: tutti possiamo migliorare la nostra qualità della vita, la nostra consapevolezza, e anche un cambiamento minore può generare una rivoluzione nel benessere individuale e collettivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo dovere di una società, allora, è di mettere a disposizione le risorse per chi volesse utilizzarle. Se qualcuno decide di intraprendere un cammino distinto, è importante che la società lo aiuti a trovare gli strumenti. La porta sempre aperta: chi vuole, entra. E, a parte questo, evidentemente l’esempio: l’esempio è il motore della motivazione. Possiamo spiegare con parole o con concetti, promuovere, invitare, convincere, ma alla fine quello che pesa di più è l’esempio, dare l’esempio. Spesso il resto viene da solo. Anche se magari ci vuole il tempo che ci vuole, e la meta non è garantita. Ma questo già non dipende da noi.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Secondo lei è possibile trovare un collegamento tra i suoi studi sull’evoluzione del cervello umano e i programmi di alfabetizzazione mediatica per aiutare le persone a capire meglio se stesse e il loro rapporto con le tecnologie?  </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente l’attenzione è un fattore chiave. In un bellissimo libro, L’Attenzione Rubata, Johann Hari ci presenta dodici aspetti che stanno logorando la nostra attenzione. Molti di questi fattori hanno a che vedere con i media e con il mondo digitale. Addestrare l’attenzione automaticamente protegge contro molti eccessi, e contro molti abusi. Allenare l’attenzione vuol dire prevenire, che come sappiamo è sempre meglio che curare. Senza una attenzione capace e cosciente, non credo che possiamo pensare di alfabetizzare gli individui con corsi, avvertimenti, informazioni sparse e anatemi. Credo che bisogna investire in uno sviluppo del sistema attenzionale, è possibile che poi le cose si vadano regolando da sole. Fondamentale dare le informazioni e la conoscenza, ma senza aver fertilizzato il campo previamente con una dose adeguata di attenzione, probabilmente il raccolto sarà del tutto insufficiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br /><br /><br />Pagina web professionale:<br /><a href="https://paleoneurology.wordpress.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://paleoneurology.wordpress.com/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Pagina web personale:<br /><a href="https://lagraticoladisanlorenzo.wordpress.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://lagraticoladisanlorenzo.wordpress.com/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Mente Oltre il Cranio (libro):<br /><a href="https://www.carocci.it/prodotto/la-mente-oltre-il-cranio" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.carocci.it/prodotto/la-mente-oltre-il-cranio</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;origine di una mente moderna: corpo, visione, e attenzione (video):<br /><a href="https://youtu.be/VZDeq7MIbyA?si=imUc4_Rp11wC9ZNj" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://youtu.be/VZDeq7MIbyA?si=imUc4_Rp11wC9ZNj</a></p>
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