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	<title>MediaLiteracy Archivi - Associazione MediaLab</title>
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	<description>MediaLab Obiettivo (in) formazione</description>
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	<title>MediaLiteracy Archivi - Associazione MediaLab</title>
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		<title>Immaginare il futuro: MediaLab a Futures4Europe Conference 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Damiana Biga]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 16:57:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[MediaLiteracy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla complessità alla partecipazione: a Roma, il confronto sul foresight ha messo al centro immaginazione, giovani e confronto — anche attraverso il gioco — sulle&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.associazionemedialab.it/immaginare-il-futuro-medialab-a-futures4europe-conference-2026/">Immaginare il futuro: MediaLab a Futures4Europe Conference 2026</a> proviene da <a href="https://www.associazionemedialab.it">Associazione MediaLab</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Dalla complessità alla partecipazione: a Roma, il confronto sul foresight ha messo al centro immaginazione, giovani e confronto — anche attraverso il gioco <em>—</em></em> <em>sulle modalità attraverso le quali è possibile immaginare il futuro.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il futuro non è una previsione da indovinare. È uno spazio da esplorare, discutere e costruire insieme. È questo uno dei messaggi che MediaLab ha portato con sé da <a href="https://www.futures4europe.eu/post/futures4europe-conference-2026-call-for-contributions-dmswc"><strong>Futures4Europe Conference 2026</strong> – “<strong>Daring to imagine otherwise”</strong></a>, l&#8217;evento che si è svolto a Roma tra il 30 settembre e il 1° ottobre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">MediaLab APS ha partecipato con il display “<em>The interface between policy and young generations in facing the future”</em>, dedicato al rapporto tra politiche e nuove generazioni nell’immaginare il futuro. Un tema che si è intrecciato con una domanda più ampia: come rendere comprensibili le trasformazioni che ci riguardano, senza ridurre la complessità a formule troppo semplici?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La conferenza ha riunito professionisti del foresight, esperti di ricerca e innovazione, studiosi, artisti e creativi: voci e competenze diverse, chiamate a interrogarsi sull’immaginazione come forza collettiva per comprendere e affrontare il futuro. Dopo una call lanciata nel febbraio 2026, sono arrivate oltre 148 proposte e il programma ha accolto più di 70 contributi tra presentazioni, workshop, eventi collaterali e display, oltre a più di 30 poster.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il foresight, come è emerso, non serve solo a immaginare ciò che potrebbe accadere. Crea spazi in cui le visioni del futuro possono nascere, confrontarsi e anche essere messe in discussione; aiuta a far dialogare conoscenze, valori e azioni, e a riflettere su come le nostre immagini del futuro prendono forma.</p>



<h4 class="wp-block-heading has-heading-color-color has-text-color has-link-color wp-elements-6"><strong>Semplificare senza banalizzare</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Nel suo intervento inaugurale, <a href="https://www.gcsp.ch/experts/dr-quentin-ladetto">Quentin Ladetto</a> ha offerto uno spunto prezioso per chi si occupa di comunicazione, divulgazione e giornalismo: nulla è semplice, ma se non proviamo a renderlo comprensibile, le persone non riusciranno a orientarsi. Una sfida particolarmente attuale in un contesto in cui cambiamenti tecnologici, sociali e politici si influenzano a vicenda e le informazioni circolano in lingue, formati e cornici interpretative diverse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche <a href="https://www.futures4europe.eu/person/pier-francesco-moretti-yi8dh">Pier Francesco Moretti</a> ha richiamato la necessità di mantenere una <strong>mente aperta</strong> di fronte alla complessità. La lungimiranza, ha ricordato, non coincide con la previsione: i sistemi non seguono sempre traiettorie lineari e non si lasciano anticipare con precisione. Il foresight, allora, non serve a indicare un’unica strada inevitabile, ma ad ampliare le prospettive, mettere in relazione interessi e saperi differenti e prepararsi a possibilità diverse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui la comunicazione ha un ruolo fondamentale. La <strong>media literacy</strong> non consiste soltanto nel riconoscere una notizia falsa o verificare una fonte: significa anche saper interpretare i contesti, interrogare le narrazioni, distinguere fatti e opinioni, capire come vengono costruite le rappresentazioni del futuro e chi ha voce nel farlo. Sono competenze che aiutano le persone a non essere spettatrici passive del cambiamento, ma cittadine e cittadini attivi, capaci di partecipare alle decisioni che le riguardano.</p>



<h4 class="wp-block-heading has-heading-color-color has-text-color has-link-color wp-elements-7"><strong>La responsabilità della comunicazione</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Chi comunica, tuttavia, non si limita a trasmettere informazioni: attraverso le parole, le immagini, le fonti e le cornici narrative contribuisce a orientare il modo in cui le persone interpretano la realtà e, talvolta, formano le proprie opinioni. Ogni comunicazione comporta quindi una responsabilità: verificare ciò che si afferma, offrire il contesto necessario, distinguere fatti e opinioni e rendere visibili dubbi e limiti, senza sacrificare la complessità in nome della semplificazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi fa giornalismo questa responsabilità è ancora più forte, perché il lavoro giornalistico incide sul dibattito pubblico e sulle decisioni collettive. Rendere comprensibile non significa orientare o impoverire: significa aiutare il pubblico a capire, valutare e farsi un’opinione in autonomia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa capacità di interrogare le cornici è particolarmente importante quando si parla di scienza e innovazione, tematiche attualissime che sono state inevitabilmente al centro del dibattito. Una tecnologia o una conoscenza possono avere un potenziale duplice: possono generare benefici, ma anche essere impiegate in modi dannosi o inattesi. Riflettere su questi rischi — chiedendosi a chi giovano le scelte, chi potrebbe subirne le conseguenze e quali presupposti le orientano — non significa mettere in discussione la scienza in quanto tale. Al contrario, rendere espliciti metodi, limiti e incertezze può rafforzare la fiducia e il dibattito informato, senza confondere l’esame critico delle cornici con il rifiuto delle evidenze.</p>



<h4 class="wp-block-heading has-heading-color-color has-text-color has-link-color wp-elements-8"><strong>Il gioco come palestra di futuri possibili</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma dell’evento ha proposto diversi modi per esplorare il futuro attraverso attività partecipative, tra cui giochi di carte e un gioco di ruolo a impatto sociale che metteva al centro il rapporto tra immaginazione critica e possibilità di dare forma alla realtà. Questo è un aspetto interessante e ricorrente nella nostra esperienza di esplorazione nel campo dell&#8217;alfabetizzazione mediatica, tanto che ultimamente lo stiamo sperimentando in nuove forme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il gioco, in questo senso, non è una parentesi leggera né una scorciatoia per rendere tutto facile. È un dispositivo per provare prospettive, prendere decisioni in un ambiente protetto, ascoltare punti di vista diversi e vedere come le scelte individuali si intrecciano con quelle collettive. Carte, narrazioni, ruoli e attività collaborative possono trasformare concetti astratti in esperienze condivise. E, soprattutto, possono coinvolgere anche chi non si riconosce nei linguaggi specialistici o nei tradizionali spazi del dibattito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo approccio dialoga direttamente con la media literacy: imparare facendo, discutere le regole e le fonti di una narrazione, riconoscere ciò che resta ai margini, interrogarsi su chi decide e su quali conseguenze producono le scelte. Il gioco non sostituisce l’analisi critica: può renderla più accessibile, concreta e partecipata.</p>



<h4 class="wp-block-heading has-heading-color-color has-text-color has-link-color wp-elements-9"><strong>Immaginare il futuro</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">L’immaginazione quindi può diventare un terreno d’incontro e di scambio: riunisce persone che portano valori, esperienze e visioni del mondo differenti. E può diventare una forza d’azione quando una visione condivisa aiuta a orientare innovazione, politiche e scelte collettive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per MediaLab, la partecipazione a Futures4Europe ha rappresentato un’occasione per contribuire a questo dialogo e ribadire il valore di un’informazione comprensibile, critica e aperta alla partecipazione. Perché rendere accessibile la complessità non vuol dire impoverirla: vuol dire dare a più persone gli strumenti per comprenderla, discuterla e prendere parte alla costruzione del futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un ringraziamento speciale a <strong>Pier Francesco Moretti</strong> e a <strong>Luigi Mazari Villanova (CNR)</strong> per l’organizzazione impeccabile e per la splendida opportunità di partecipare a un confronto così ricco e stimolante.</p>



<p class="has-heading-color-color has-text-color has-link-color wp-elements-10 wp-block-paragraph"><br><strong><em>Damiana Biga e Manus</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.associazionemedialab.it/immaginare-il-futuro-medialab-a-futures4europe-conference-2026/">Immaginare il futuro: MediaLab a Futures4Europe Conference 2026</a> proviene da <a href="https://www.associazionemedialab.it">Associazione MediaLab</a>.</p>
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		<title>Tra distopia e consapevolezza: il Workshop della Scuola Superiore Sant&#8217;Anna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Annalisa Stretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 10:11:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FakeNews]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[MediaLiteracy]]></category>
		<category><![CDATA[TeorieCospirative]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Annalisa Stretti «Siamo ad un passo dalla distopia». Stop, pausa. Basterebbe questa frase, scambiata con uno dei relatori al termine della prima sessione di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.associazionemedialab.it/tra-distopia-e-consapevolezza-i-miei-due-giorni-al-santanna/">Tra distopia e consapevolezza: il Workshop della Scuola Superiore Sant&#8217;Anna</a> proviene da <a href="https://www.associazionemedialab.it">Associazione MediaLab</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h4><em>Di Annalisa Stretti</em></h4>



<p class="wp-block-paragraph" id="ember1229">«<strong>Siamo ad un passo dalla distopia</strong>». Stop, pausa. Basterebbe questa frase, scambiata con uno dei relatori al termine della prima sessione di lavori, per raccontare i miei due giorni al <strong>Workshop Internazionale della<a href="https://www.linkedin.com/search/results/all/?keywords=Scuola%20Superiore%20Sant%27Anna&amp;origin=RICH_QUERY_SUGGESTION&amp;heroEntityKey=urn%3Ali%3Aorganization%3A33695&amp;position=1"> Scuola Superiore Sant&#8217;Anna</a></strong>. Credo che dica quasi tutto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="ember1230">Sono tornata da Pisa dopo due giorni intensi, nati dal lavoro del <strong>Professor Marco Solinas</strong> e di <strong>Gaia Fiorinelli</strong> che ringrazio per aver creduto nel valore del <strong>connubio tra accademia e territorio</strong>. <strong>MediaLab</strong> è stata chiamata a sedersi a un tavolo dove si incrociano le rotte di colossi come l&#8217;<strong>EBU (European Broadcasting Union)</strong>, l&#8217;<strong>EDMO (European Digital Media Observatory)</strong>, <strong>Pagella Politica</strong>, il <strong>CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche)</strong> e diversi <strong>prestigiosi Atenei internazionali</strong> — solo per citarne alcuni.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="ember1231">Professionalità diverse si sono incontrate e confrontate: tutto quello che portavano era legato indissolubilmente da un filo ben saldo: cos&#8217;è oggi l’informazione e soprattutto la <strong>disinformazione</strong>; come possiamo districarci in questa complessità e adottare le necessarie contromisure verso le <strong>narrazioni distorte</strong>, le notizie false, il serpeggiare del <strong>cospirazionismo</strong> ad ampio raggio sui temi più disparati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="ember1232">Siamo passati da un mondo in cui l&#8217;informazione era centellinata a un&#8217;epoca in cui riceviamo in un giorno la quantità di stimoli che i nostri nonni avevano in un&#8217;intera vita. Questa <strong>velocità</strong> non è solo un dato statistico, è una <strong>sfida etica</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="ember1233"><strong>Lorenzo Alvisi</strong> (ricercatore dell&#8217;IMT di Lucca e del CNR) ha studiato come le teorie del complotto si diffondano su <strong>Telegram</strong> seguendo la &#8220;traccia&#8221; dei messaggi inoltrati da un gruppo all&#8217;altro. È un modo per mappare chi influenza chi. Il contenuto non conta più. Conta la <strong>regola dell&#8217;inoltro</strong>. Quando un messaggio viene rimbalzato, l&#8217;utente non lo percepisce come &#8220;una notizia da verificare&#8221;, ma come &#8220;<strong>una verità che ci vogliono nascondere</strong>&#8220;. L&#8217;inoltro diventa un meccanismo di <strong>validazione emotiva</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="ember1234">Ecco che si accende un faro anche sull’<strong>emotività</strong>, come conferma ampiamente il lavoro di <strong>Marco Solinas </strong>dal titolo <em>L’“infalsificabilità” del complottismo come arma politica</em>: velocità, tecnologia e “pancia” sono un mix letale. Se non si conoscono e non si spiegano i meccanismi, il cortocircuito è dietro l’angolo. Non è più tempo di considerare la <strong>Media Literacy</strong> come un&#8217;attività accademica di nicchia. È un <strong>imperativo categorico</strong>, come conferma anche l’<strong>Osservatorio MediaLab</strong>. Se anche i professionisti faticano a distinguere il reale dal sintetico, la formazione al <strong>pensiero critico</strong> diventa l&#8217;unico &#8220;sistema correttivo&#8221; possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="ember1235">Bisogna formare i giovani, è necessario, non è un &#8220;di più&#8221;. I giovanissimi sono &#8220;intrisi&#8221; di digitale ma spesso privi di consapevolezza critica. Confondono la velocità con l&#8217;accuratezza, restando esposti a violazioni della privacy e bullismo senza nemmeno rendersene conto. A tal proposito ho riscontrato un altro filo rosso, ossia una <strong>questione di genere</strong>. Personalmente, parlando del lavoro di <strong>MediaLab</strong> — ossia della ricerca che ha campionato le <strong>abitudini dei Liguri</strong> in termini di informazione e utilizzo dell’ecosistema digitale — mi sono soffermata anche sul dato di <strong>inversione di genere nella fascia 14-17 anni</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>



<figure id="attachment_6033" aria-describedby="caption-attachment-6033" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-6033 size-large" src="https://www.associazionemedialab.it/wp-content/uploads/2026/04/The-Paradox-1024x545.jpg" alt="The Paradox" width="1024" height="545" /><figcaption id="caption-attachment-6033" class="wp-caption-text">Dalla presentazione: &#8220;Disinformation and Media literacy&#8221;- MediaLab</figcaption></figure>
<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>
<p id="ember1237" class="ember-view reader-text-block__paragraph">Analizzando il comportamento degli <strong>adolescenti liguri dai 14 ai 17 anni,</strong> i dati parlano chiaro. Se da un lato i <strong>ragazzi vantano grande sicurezza ma poca precisione</strong>, dall&#8217;altro le <strong>ragazze mostrano ottime abilità pratiche pur sottovalutandosi</strong>. Semplice mancanza di autostima femminile o i ragazzi sono caduti nella trappola dell&#8217;<strong>effetto Dunning-Kruger</strong>? (MediaLab sta indagando con una nuova ricerca). Ma un&#8217;evidenza di genere trova riscontro nelle tendenze analizzate dalla sociologa <strong>Giuliana Sorci</strong>, la quale segnala come, in alcune tipologie di narrazioni le <strong>donne si dimostrino meno permeabili a teorie di tipo cospirativo rispetto agli uomini</strong>. Questa differenza di approccio impone una riflessione culturale profonda, suggerendo che i nostri <strong>metodi educativi,</strong> probabilmente, devono essere differenziati e stratificati</p>
<p id="ember1238" class="ember-view reader-text-block__paragraph">Sullo sfondo di questo scenario, c’è un’altra immagine che mi porto via da Pisa:  un <strong>semicerchio di sedie rosse</strong>. Sembra un dettaglio insignificante, quasi antico… <strong>addetti ai lavori e pubblico</strong>, abbiamo “esperito”, oltre che verbalizzato, l’importanza del confronto in presenza: guardandoci negli occhi, e parlando anche con il corpo. È stata l&#8217;occasione per dare voce ai pensieri lasciando a riposo il tono super professionale, per dibattere, chiedere e ascoltare con proattività. Dunque qualche tradizione non digitale, resiste, e questo ce lo teniamo stretto, dimostra sempre la sua validità, non ha ceduto all’obsolescenza, (e un po&#8217; ci rassicura).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.associazionemedialab.it/tra-distopia-e-consapevolezza-i-miei-due-giorni-al-santanna/">Tra distopia e consapevolezza: il Workshop della Scuola Superiore Sant&#8217;Anna</a> proviene da <a href="https://www.associazionemedialab.it">Associazione MediaLab</a>.</p>
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