foresight + media literacy

Immaginare il futuro: MediaLab a Futures4Europe Conference 2026

Dalla complessità alla partecipazione: a Roma, il confronto sul foresight ha messo al centro immaginazione, giovani e confronto — anche attraverso il gioco — sulle modalità attraverso le quali è possibile immaginare il futuro.

Il futuro non è una previsione da indovinare. È uno spazio da esplorare, discutere e costruire insieme. È questo uno dei messaggi che MediaLab ha portato con sé da Futures4Europe Conference 2026 – “Daring to imagine otherwise”, l’evento che si è svolto a Roma tra il 30 settembre e il 1° ottobre.

MediaLab APS ha partecipato con il display “The interface between policy and young generations in facing the future”, dedicato al rapporto tra politiche e nuove generazioni nell’immaginare il futuro. Un tema che si è intrecciato con una domanda più ampia: come rendere comprensibili le trasformazioni che ci riguardano, senza ridurre la complessità a formule troppo semplici?

La conferenza ha riunito professionisti del foresight, esperti di ricerca e innovazione, studiosi, artisti e creativi: voci e competenze diverse, chiamate a interrogarsi sull’immaginazione come forza collettiva per comprendere e affrontare il futuro. Dopo una call lanciata nel febbraio 2026, sono arrivate oltre 148 proposte e il programma ha accolto più di 70 contributi tra presentazioni, workshop, eventi collaterali e display, oltre a più di 30 poster. 

Il foresight, come è emerso, non serve solo a immaginare ciò che potrebbe accadere. Crea spazi in cui le visioni del futuro possono nascere, confrontarsi e anche essere messe in discussione; aiuta a far dialogare conoscenze, valori e azioni, e a riflettere su come le nostre immagini del futuro prendono forma.

Nel suo intervento inaugurale, Quentin Ladetto ha offerto uno spunto prezioso per chi si occupa di comunicazione, divulgazione e giornalismo: nulla è semplice, ma se non proviamo a renderlo comprensibile, le persone non riusciranno a orientarsi. Una sfida particolarmente attuale in un contesto in cui cambiamenti tecnologici, sociali e politici si influenzano a vicenda e le informazioni circolano in lingue, formati e cornici interpretative diverse.

Anche Pier Francesco Moretti ha richiamato la necessità di mantenere una mente aperta di fronte alla complessità. La lungimiranza, ha ricordato, non coincide con la previsione: i sistemi non seguono sempre traiettorie lineari e non si lasciano anticipare con precisione. Il foresight, allora, non serve a indicare un’unica strada inevitabile, ma ad ampliare le prospettive, mettere in relazione interessi e saperi differenti e prepararsi a possibilità diverse.

Qui la comunicazione ha un ruolo fondamentale. La media literacy non consiste soltanto nel riconoscere una notizia falsa o verificare una fonte: significa anche saper interpretare i contesti, interrogare le narrazioni, distinguere fatti e opinioni, capire come vengono costruite le rappresentazioni del futuro e chi ha voce nel farlo. Sono competenze che aiutano le persone a non essere spettatrici passive del cambiamento, ma cittadine e cittadini attivi, capaci di partecipare alle decisioni che le riguardano.

Chi comunica, tuttavia, non si limita a trasmettere informazioni: attraverso le parole, le immagini, le fonti e le cornici narrative contribuisce a orientare il modo in cui le persone interpretano la realtà e, talvolta, formano le proprie opinioni. Ogni comunicazione comporta quindi una responsabilità: verificare ciò che si afferma, offrire il contesto necessario, distinguere fatti e opinioni e rendere visibili dubbi e limiti, senza sacrificare la complessità in nome della semplificazione.

Per chi fa giornalismo questa responsabilità è ancora più forte, perché il lavoro giornalistico incide sul dibattito pubblico e sulle decisioni collettive. Rendere comprensibile non significa orientare o impoverire: significa aiutare il pubblico a capire, valutare e farsi un’opinione in autonomia.

Questa capacità di interrogare le cornici è particolarmente importante quando si parla di scienza e innovazione, tematiche attualissime che sono state inevitabilmente al centro del dibattito. Una tecnologia o una conoscenza possono avere un potenziale di duplice uso (dual-use): possono generare benefici, ma anche essere impiegate in modi dannosi o inattesi. Riflettere su questi rischi — chiedendosi a chi giovano le scelte, chi potrebbe subirne le conseguenze e quali presupposti le orientano — non significa mettere in discussione la scienza in quanto tale. Al contrario, rendere espliciti metodi, limiti e incertezze può rafforzare la fiducia e il dibattito informato, senza confondere l’esame critico delle cornici con il rifiuto delle evidenze.

Il programma dell’evento ha proposto diversi modi per esplorare il futuro attraverso attività partecipative, tra cui giochi di carte e un gioco di ruolo a impatto sociale che metteva al centro il rapporto tra immaginazione critica e possibilità di dare forma alla realtà. Questo è un aspetto interessante e ricorrente nella nostra esperienza di esplorazione nel campo dell’alfabetizzazione mediatica, tanto che ultimamente lo stiamo sperimentando in nuove forme.

Il gioco, in questo senso, non è una parentesi leggera né una scorciatoia per rendere tutto facile. È un dispositivo per provare prospettive, prendere decisioni in un ambiente protetto, ascoltare punti di vista diversi e vedere come le scelte individuali si intrecciano con quelle collettive. Carte, narrazioni, ruoli e attività collaborative possono trasformare concetti astratti in esperienze condivise. E, soprattutto, possono coinvolgere anche chi non si riconosce nei linguaggi specialistici o nei tradizionali spazi del dibattito.

Questo approccio dialoga direttamente con la media literacy: imparare facendo, discutere le regole e le fonti di una narrazione, riconoscere ciò che resta ai margini, interrogarsi su chi decide e su quali conseguenze producono le scelte. Il gioco non sostituisce l’analisi critica: può renderla più accessibile, concreta e partecipata.

L’immaginazione quindi può diventare un terreno d’incontro e di scambio: riunisce persone che portano valori, esperienze e visioni del mondo differenti. E può diventare una forza d’azione quando una visione condivisa aiuta a orientare innovazione, politiche e scelte collettive.

Per MediaLab, la partecipazione a Futures4Europe ha rappresentato un’occasione per contribuire a questo dialogo e ribadire il valore di un’informazione comprensibile, critica e aperta alla partecipazione. Perché rendere accessibile la complessità non vuol dire impoverirla: vuol dire dare a più persone gli strumenti per comprenderla, discuterla e prendere parte alla costruzione del futuro.

Un ringraziamento speciale a Pier Francesco Moretti e a Luigi Mazari Villanova (CNR) per l’organizzazione impeccabile e per la splendida opportunità di partecipare a un confronto così ricco e stimolante.