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	<title>TeorieCospirative Archivi - Associazione MediaLab</title>
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	<description>MediaLab Obiettivo (in) formazione</description>
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		<title>Tra distopia e consapevolezza: il Workshop della Scuola Superiore Sant&#8217;Anna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Annalisa Stretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 10:11:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FakeNews]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Annalisa Stretti «Siamo ad un passo dalla distopia». Stop, pausa. Basterebbe questa frase, scambiata con uno dei relatori al termine della prima sessione di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.associazionemedialab.it/tra-distopia-e-consapevolezza-i-miei-due-giorni-al-santanna/">Tra distopia e consapevolezza: il Workshop della Scuola Superiore Sant&#8217;Anna</a> proviene da <a href="https://www.associazionemedialab.it">Associazione MediaLab</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h4><em>Di Annalisa Stretti</em></h4>



<p class="wp-block-paragraph" id="ember1229">«<strong>Siamo ad un passo dalla distopia</strong>». Stop, pausa. Basterebbe questa frase, scambiata con uno dei relatori al termine della prima sessione di lavori, per raccontare i miei due giorni al <strong>Workshop Internazionale della<a href="https://www.linkedin.com/search/results/all/?keywords=Scuola%20Superiore%20Sant%27Anna&amp;origin=RICH_QUERY_SUGGESTION&amp;heroEntityKey=urn%3Ali%3Aorganization%3A33695&amp;position=1"> Scuola Superiore Sant&#8217;Anna</a></strong>. Credo che dica quasi tutto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="ember1230">Sono tornata da Pisa dopo due giorni intensi, nati dal lavoro del <strong>Professor Marco Solinas</strong> e di <strong>Gaia Fiorinelli</strong> che ringrazio per aver creduto nel valore del <strong>connubio tra accademia e territorio</strong>. <strong>MediaLab</strong> è stata chiamata a sedersi a un tavolo dove si incrociano le rotte di colossi come l&#8217;<strong>EBU (European Broadcasting Union)</strong>, l&#8217;<strong>EDMO (European Digital Media Observatory)</strong>, <strong>Pagella Politica</strong>, il <strong>CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche)</strong> e diversi <strong>prestigiosi Atenei internazionali</strong> — solo per citarne alcuni.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="ember1231">Professionalità diverse si sono incontrate e confrontate: tutto quello che portavano era legato indissolubilmente da un filo ben saldo: cos&#8217;è oggi l’informazione e soprattutto la <strong>disinformazione</strong>; come possiamo districarci in questa complessità e adottare le necessarie contromisure verso le <strong>narrazioni distorte</strong>, le notizie false, il serpeggiare del <strong>cospirazionismo</strong> ad ampio raggio sui temi più disparati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="ember1232">Siamo passati da un mondo in cui l&#8217;informazione era centellinata a un&#8217;epoca in cui riceviamo in un giorno la quantità di stimoli che i nostri nonni avevano in un&#8217;intera vita. Questa <strong>velocità</strong> non è solo un dato statistico, è una <strong>sfida etica</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="ember1233"><strong>Lorenzo Alvisi</strong> (ricercatore dell&#8217;IMT di Lucca e del CNR) ha studiato come le teorie del complotto si diffondano su <strong>Telegram</strong> seguendo la &#8220;traccia&#8221; dei messaggi inoltrati da un gruppo all&#8217;altro. È un modo per mappare chi influenza chi. Il contenuto non conta più. Conta la <strong>regola dell&#8217;inoltro</strong>. Quando un messaggio viene rimbalzato, l&#8217;utente non lo percepisce come &#8220;una notizia da verificare&#8221;, ma come &#8220;<strong>una verità che ci vogliono nascondere</strong>&#8220;. L&#8217;inoltro diventa un meccanismo di <strong>validazione emotiva</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="ember1234">Ecco che si accende un faro anche sull’<strong>emotività</strong>, come conferma ampiamente il lavoro di <strong>Marco Solinas </strong>dal titolo <em>L’“infalsificabilità” del complottismo come arma politica</em>: velocità, tecnologia e “pancia” sono un mix letale. Se non si conoscono e non si spiegano i meccanismi, il cortocircuito è dietro l’angolo. Non è più tempo di considerare la <strong>Media Literacy</strong> come un&#8217;attività accademica di nicchia. È un <strong>imperativo categorico</strong>, come conferma anche l’<strong>Osservatorio MediaLab</strong>. Se anche i professionisti faticano a distinguere il reale dal sintetico, la formazione al <strong>pensiero critico</strong> diventa l&#8217;unico &#8220;sistema correttivo&#8221; possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="ember1235">Bisogna formare i giovani, è necessario, non è un &#8220;di più&#8221;. I giovanissimi sono &#8220;intrisi&#8221; di digitale ma spesso privi di consapevolezza critica. Confondono la velocità con l&#8217;accuratezza, restando esposti a violazioni della privacy e bullismo senza nemmeno rendersene conto. A tal proposito ho riscontrato un altro filo rosso, ossia una <strong>questione di genere</strong>. Personalmente, parlando del lavoro di <strong>MediaLab</strong> — ossia della ricerca che ha campionato le <strong>abitudini dei Liguri</strong> in termini di informazione e utilizzo dell’ecosistema digitale — mi sono soffermata anche sul dato di <strong>inversione di genere nella fascia 14-17 anni</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>



<figure id="attachment_6033" aria-describedby="caption-attachment-6033" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-6033 size-large" src="https://www.associazionemedialab.it/wp-content/uploads/2026/04/The-Paradox-1024x545.jpg" alt="The Paradox" width="1024" height="545" /><figcaption id="caption-attachment-6033" class="wp-caption-text">Dalla presentazione: &#8220;Disinformation and Media literacy&#8221;- MediaLab</figcaption></figure>
<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>
<p id="ember1237" class="ember-view reader-text-block__paragraph">Analizzando il comportamento degli <strong>adolescenti liguri dai 14 ai 17 anni,</strong> i dati parlano chiaro. Se da un lato i <strong>ragazzi vantano grande sicurezza ma poca precisione</strong>, dall&#8217;altro le <strong>ragazze mostrano ottime abilità pratiche pur sottovalutandosi</strong>. Semplice mancanza di autostima femminile o i ragazzi sono caduti nella trappola dell&#8217;<strong>effetto Dunning-Kruger</strong>? (MediaLab sta indagando con una nuova ricerca). Ma un&#8217;evidenza di genere trova riscontro nelle tendenze analizzate dalla sociologa <strong>Giuliana Sorci</strong>, la quale segnala come, in alcune tipologie di narrazioni le <strong>donne si dimostrino meno permeabili a teorie di tipo cospirativo rispetto agli uomini</strong>. Questa differenza di approccio impone una riflessione culturale profonda, suggerendo che i nostri <strong>metodi educativi,</strong> probabilmente, devono essere differenziati e stratificati</p>
<p id="ember1238" class="ember-view reader-text-block__paragraph">Sullo sfondo di questo scenario, c’è un’altra immagine che mi porto via da Pisa:  un <strong>semicerchio di sedie rosse</strong>. Sembra un dettaglio insignificante, quasi antico… <strong>addetti ai lavori e pubblico</strong>, abbiamo “esperito”, oltre che verbalizzato, l’importanza del confronto in presenza: guardandoci negli occhi, e parlando anche con il corpo. È stata l&#8217;occasione per dare voce ai pensieri lasciando a riposo il tono super professionale, per dibattere, chiedere e ascoltare con proattività. Dunque qualche tradizione non digitale, resiste, e questo ce lo teniamo stretto, dimostra sempre la sua validità, non ha ceduto all’obsolescenza, (e un po&#8217; ci rassicura).</p>
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