Seconda edizione dell’urban escape room del progetto Critical Minds, tra enigmi, storie della città e strumenti per sviluppare il senso critico. L’iniziativa ha chiuso la Global Media and Information Literacy Week UNESCO di MediaLab.
Genova, 31 ottobre 2026 – Una redazione clandestina, alcune notizie sospette e il centro storico di Genova trasformato in un laboratorio a cielo aperto. Si è conclusa così la seconda edizione di Face to Fake, l’urban escape room ideata nell’ambito del progetto Critical Minds e riproposta in chiave Media Literacy HALLOweek.
Urban escape room: come funziona
Partendo da piazza Matteotti, quattro squadre hanno seguito un percorso tra caruggi e luoghi simbolici della città, cimentandosi in enigmi e prove dettate dal mondo della disinformazione. A ogni tappa hanno raccolto indizi e analizzato contenuti costruiti per mettere alla prova la loro capacità di osservare, verificare e collaborare. L’esperienza ha affrontato, in forma ludica e accessibile, alcune tecniche ricorrenti della disinformazione, tra parole, dati e immagini fuorvianti. Senza limitarsi a chiedere se una notizia fosse vera o falsa, il gioco ha invitato i partecipanti a capire come un contenuto possa apparire credibile e influenzare le emozioni prima ancora di essere verificato.
Il percorso ha intrecciato questi temi con l’immaginario della città e con alcune storie tramandate nei secoli. Tra le tappe sono comparsi richiami a figure leggendarie come Leila Carbone, Nicolò Paganini, la Vecchina di Vico dei Librai e la Dama Nera di Santa Maria di Castello. Miti e leggende hanno così fatto da cornice narrativa all’attività, creando un collegamento tra le antiche storie dei caruggi e le “nuove paure” che oggi viaggiano rapidamente attraverso il web e i social network.
Il senso critico nella settimana UNESCO dedicata alla media literacy
È proprio sul rapporto tra emozioni, racconto e verifica che si è concentrata l’esperienza di Face to Fake. Una storia suggestiva può essere parte della memoria e dell’immaginario collettivo; una notizia manipolata, invece, può condizionare opinioni e comportamenti quando viene condivisa senza un controllo delle fonti.
L’escape room ha quindi proposto un modo concreto per sviluppare la media literacy, cioè la capacità di comprendere, valutare e utilizzare consapevolmente le informazioni. Osservare con attenzione, porre domande, confrontare le fonti e non fermarsi alla prima impressione sono diventati strumenti pratici, esercitati direttamente nello spazio pubblico.
La seconda edizione di Face to Fake ha chiuso la Global Media and Information Literacy Week UNESCO, portando il tema dell’educazione ai media nel cuore di Genova. Al termine del percorso, tutti i partecipanti hanno ricevuto dei dolci: un momento conviviale che ha concluso la giornata dopo gli “scherzetti” della disinformazione.
Il messaggio dell’iniziativa resta semplice e attuale: davanti a un titolo allarmistico, a un’immagine apparentemente incontestabile o a una storia molto coinvolgente, la prima reazione non dovrebbe essere la condivisione.
Video recap dell’evento su Instagram.





